Editoriale: Naufragio a Genova. Il tempo stringe, serve un’impresa

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Pubblicato: 17:59 - 8 dicembre, 2013


Stefano Auteri

Stefano Auteri

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Abile penna motivata e passionale, muove i primi passi con siti nazionali votati al Calciomercato. Oggi è responsabile di redazione, editorialista nonchè collaboratore anche con testate nazionali come GQ Italia.
In radio mostra una conduzione elegante e professionale.
Stefano Auteri

Sei Dicembre 2009. Una data che in molti tifosi rossazzurri avranno presente, il giorno della sconfitta esterna sul campo del Siena, quel 3-2 che sancì la fine della gestione Atzori, nel momento che ad oggi era sembrato il più buio del Catania in Serie A, ma purtroppo la storia a intervalli di tempo si ripete. Dopo le prime giornate e le sconfitte contro Fiorentina, Inter e Livorno tutti cercavamo di ripeterci rincuorandoci che questo Catania non poteva essere come quello di quattro anni fa, impossibile con questo organico, impossibile dopo il campionato dell’anno scorso. Ed invece la sensazione è che oggi la situazione sia ancor più difficile perché la differenza sta proprio nella capacità della squadra di saper lottare, di rialzare la testa, cosa che anche a Marassi è venuta meno.

Numeri Impietosi. Otto partite in trasferta e  otto sconfitte; ultimo posto con nove punti a tre lunghezze dalla penultima e cinque dalla zona salvezza. Basterebbero questi dati per far capire l’inconsistenza di questo Catania che non riesce neanche più a sperare di portare a casa un risultato positivo lontano dal Massimino, con l’agghiacciante consapevolezza che ogni avversario si trasforma in uno scoglio insormontabile. Mai così male la formazione etnea in campo esterno, non solo come punti ottenuti, ma anche per quanto concerne il dato dei gol subiti. Con le 21 reti al passivo la difesa etnea rappresenta il peggior pacchetto arretrato dal 2006 ad oggi; ed ovviamente purtroppo la peggior difesa esterna del campionato. Ad aggravare il tutto c’è anche il responso in fase offensiva con cinque reti ed il terzo peggior attacco confermato dall’agghiacciante prestazione odierna, con l’inquietante zero nella casella tiri in porta.

De Canio: nessuna scossa. Se i numeri del Catania dopo quindici giornate fanno rabbrividire, sicuramente un altro dato adesso può  può venire a galla: la gestione De Canio non ha portato nessuna inversione di rotta. Giusto sottolineare l’alibi degli infortunati, altrettanto corretto mettere in risalto la condizione fisica precaria di numerosi giocatori con cui il tecnico ha dovuto fare i conti soprattutto nelle prime settimane, ma i numeri parlano chiaro: quattro punti in sette gare; quattro gol fatti e quindici subiti. Dati emblematici di una squadra in crisi nera, profonda, che a tratti sembra non capire ciò che deve fare in campo, come a Genova dove i giocatori sembravano voler pressare mentre il tecnico chiedeva di difendere bassi, davanti all’area di rigore.

Atteggiamento e scelte. Equilibrio: a Torre del Grifo questa per anni è stata la parola più ascoltata nel corso delle conferenze stampa per esaltare l’approccio e l’atteggiamento idoneo nell’affrontare le gare. Oggi a Marassi l’equilibrio è apparsa un’idea utopistica sacrificata sul credo prima di uno spropositato difensivismo e poi di uno scellerato offensivismo. Che senso ha avuto ancora una volta scendere in campo con un 5-4-1 dotato però di ben sei difensori che definire chiuso come un riccio sembra quasi un eufemismo, per poi ancora sull’uno a zero ritrovarsi in campo con quattro punte?  Un’incoerenza tattica, ma anche strategica che sicuramente non fa bene ai giocatori che nello scendere in campo impostano una partita votata alla paura dell’avversario salvo poi quando ancora il risultato è in bilico gettarsi in maniera suicida in attacco, senza peraltro una chiara trama offensiva. Proprio di atteggiamento mentale si parla da molto tempo, ma ad oggi la sensazione è che la strada intrapresa non sia quella più giusta.

Il tempo stringe. Il ritornello “ancora è presto, mancano tante partite prima della fine del campionato” sembra il classico tormentone estivo che alcune radio ancora si ostinano a passare anche a Settembre. Ha stancato, e nonostante per certi versi siano parole veritiere, adesso serve necessariamente una scossa. Qualcuno sperava che la reazione alla contestazione potesse arrivare già da Genova, ma così non è stato. Non c’è assolutamente più tempo da perdere. La classifica si fa sempre meno corta e la sensazione è che la corsa da qui in avanti dovrà essere fatta su Livorno, Bologna e Sassuolo; visto che Chievo e Sampdoria grazie al cambio in panchina hanno infilato due serie positive che le hanno tirate fuori dalla zona calda.

Futuro. La gara contro il Verona sarà l’ultima chiamata per i rossazzurri, con la speranza che la vittoria interna degli scaligeri possa farli arrivare in terra etnea con la pancia piena, ma il Catania dovrà in ogni caso metterci del suo. Non si chiede una prestazione da favola, ma servono maledettamente i tre punti e soprattutto serve un atteggiamento propositivo, decisamente diverso rispetto all’esaltazione della paura messa in scena contro Milan e Sampdoria. Aggressività, voglia di fare risultato e prendersi il bottino pieno. I giocatori dovranno dimostrarlo in campo, ma per farlo anche le scelte della panchina dovranno remare nella stessa direzione, perché stavolta il solo Massimino non potrà bastare, ma per salvarsi servirà un miracolo, come quattro anni fa; un’impresa difficile, ma che il Catania ha dimostrato non essere impossibile se si inizia a crederci sin da subito.