Carpe diem: ecco cosa è rimasto di quegli anni ’80

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Pubblicato: 08:34 - 24 gennaio, 2015


Cosa resterà di questi anni ’80? Escludendo Terracciano, classe 1990, i dieci giocatori di movimento impiegati nella squadra titolare da mister Marcolin, appartenevano al decennio dei Mondiali di Spagna e della promozione del Catania in Serie A dopo anni spesi ad arrancare tra B e C. Il terzino sinistro Mazzotta è il più giovane (classe 1989); Calaiò e Coppola i più “anziani” (classe ’82). I rossazzurri hanno stupito, la colonia argentina è stata spodestata per demeriti sportivi ed evidenti turbe caratteriali. E’ ancora presto per consacrare il “made in Italy”, c’è giusto il tempo di festeggiare con carne di cavallo, con buona pace dell’asado, ma niente proclami: asfaltammo anche l’Entella, e poi?

I segnali, però, sono completamente diversi. Nella vittoria roboante contro i liguri ci andò tutto bene, compreso un salvataggio sulla linea quando si era ancora sul punteggio di 1-0. Oggi è tutt’altra storia: c’è stata la voglia di arrivare per primi su ogni pallone; ci sono Maniero e Rosina che raddoppiano la marcatura sulla bandierina del calcio d’angolo nella propria metà campo; c’è la qualità di Sciaudone; ci sono Ceccarelli e Schiavi che sembrano completarsi a vicenda, Mazzotta moto perpetuo e Belmonte che garantisce copertura ed esperienza. Fotogrammi di un evidente cambiamento.

“Anni come giorni son volati via, brevi fotogrammi o treni in galleria è un effetto serra che scioglie la felicità (…) ”. Raf, nel suo capolavoro, ha ripercorso senza volerlo la recente storia del Catania. Gli otto anni felici della Serie A, volati come giorni, nel ricordo di fugaci fotogrammi, intensi ma effimeri come la gioia di una rete: non più di 10 secondi di euforia che corrispondono al grido “goooooool” e all’esultanza di chi lo realizza; poi ci sono i casi particolari, come la rete-promozione di Umberto Del Core nel 2006 ma, grossomodo, i momenti di felicità durano una manciata di battiti di palpebre. L’ultimo anno e mezzo di Catania, poi, è stato vissuto completamente al buio, come un treno in galleria, sotto l’afa insopportabile della retrocessione, nel calore degli inferi che ti scioglie come l’effetto serra che buca l’ozono della felicità. Diremmo che è arrivato il momento di rinforzare la stratosfera.

Ma allora, cosa resterà di questi anni ’80? La luce in fondo alla galleria la producono proprio coloro che nel decennio dei jeans emettevano il primo vagito. Alla felicità di tutte le mamme, di Calaiò, Rosina, Maniero, Belmonte, Ceccarelli, Schiavi, Mazzotta, Rinaudo, Coppola e Sciaudone, coinvolte nei lustri d’oro per il Catania, fa eco la gioia di chi si gode i risultati di quelle poppate. Sono cresciuti giovani e forti, vigorosi e virgulti, e alla curva piace tanto come sono venuti su.

Ora, siccome è presto per encomiare e tardi per riflettere, ci godiamo la vittoria convincente sulla Pro Vercelli. Ma quando in radio parleremo del Catania, a partire dalla prossima gara interna col Perugia, non vorremmo cantare una verità dietro una bugia. Vorremmo solo scoprire che era tutto uno scherzo, nella speranza che la classifica sia stata bugiarda come le prestazioni fornite e che, la verità, sia quella ammirata nell’anticipo di Serie B contro la pluridecorata Pro Vercelli.