Editoriale: scandaloso al “Massimino”!

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Pubblicato: 17:31 - 16 maggio, 2015


Mariano Torrisi

EDITORE

Muove i primi passi nel 2010 nella redazione di Itasportpress e dopo un anno e mezzo di militanza viene promosso al ruolo di caporedattore, ricoperto fino ad aprile 2013.
Nello stesso anno entra a far parte del gruppo di Catanista per iniziare una nuova ed entusiasmante avventura. Penna schietta e sincera, garbata ma affilata, ha sposato, con grande sentimento, la linea editoriale di Catanista, riuscendo a cogliere sempre l'attimo di ogni accadimento o notizia

Chiudere peggio di così era difficile. Dopo anni di abitudine al “clamoroso al Massimino”, adesso l’abitudine di ben più negativo spunto è “scandaloso al Massimino”. Scandalosa così come può essere definita la prova di oggi disputata nell’ultima (forse, si spera) gara casalinga di una stagione disastrosa.

L’ultima gara in casa al cospetto di un pubblico, che ha supportato e sopportato questa squadra per una lunga stagione in cui ben altri erano i presupposti e ben altro era ciò che lo stesso pubblico meritava, non poteva avere un finale peggiore di questo. Sconfitta contro un Cittadella che nelle ultime sei gare segnava solo 2 reti e che a Catania riesce a farne 3 tutte in un 90 minuti dopo le 3 realizzate anche all’andata. Autentica bestia nera si potrebbe pensare, ma il problema non può essere legato ad un avversario singolo, i problemi sono altri, la partita di oggi è l’emblema di due stagioni di sofferenze, delusioni e amarezze; due volte la formazione di Marcolin è riuscita a rimontare lo svantaggio, dando l’illusione di uscire con un punticino che quanto meno poteva salvare capra e cavoli, un po’ come quando in questa stagione sembrava essere arrivata l’illusoria svolta per inseguire i playoff, prima di ripiombare catastroficamente nel baratro.

Una gara a dir poco vergognosa quella disputata (se disputare si può dire) dalla formazione etnea, che poteva congedarsi dal proprio pubblico in modo cordiale, con un arrivederci al prossimo anno dei giocatori più meritevoli, invece di regalare l’ennesimo weekend amaro ed indigesto di questa stagione. Si pensava che dopo la pessima prestazione di Brescia un atteggiamento simile non si sarebbe più visto, soprattutto dopo il ritiro punitivo voluto da Marcoln, ed invece se possibile si è fatto di peggio. Un primo tempo da bollino rosso in tv, una squadra lenta, impacciata, svogliata, inconcludente e chi più ne ha più ne metta, tanto da costringere gli esausti tifosi a fischiare già dopo venti minuti per la bruttezza dello spettacolo offerto, anche se forse sarebbe stato meglio abbandonare il campo ed andare al parco con i figli, gli amici, il cane.

La voglia e la grinta con cui il Cittadella ha disputato questa partita dovrebbe essere l’unico filmato da far guardare per una settimana intera a tutti i giocatori del Catania, a casa o in ritiro, visto che a questo punto poco cambia. Eppure la squadra di Marcolin con il minimo indispensabile era riuscita prima a pareggiare con Schiavi la rete di Gerardi nel primo tempo, poi dopo un secondo tempo passato ad inseguire un’altra volta e a divorare le pochissime occasioni capitate, un generoso fischio arbitrale regalava a Calaiò la possibilità di pareggiare la partita e muovere di un punticino quella classifica che iniziava a farsi oltremodo pericolante. Tutto finito!? Macchè! La già citata voglia dei veneti, unita all’ennesima dormita difensiva, la settima! nelle ultime due gare, regala la definitiva vittoria agli ospiti, che possono ancora sognare, mentre gli etnei devono già pensare alla sfida di Carpi che non è più la gitarella di fine anno per assistere alla festa promozione di chi ha preso il tuo posto in questo speciale Olimpo.

Tutto questo spettacolo indecoroso e vergognoso unito al silenzio di una società di cui non si conoscono intenti, voleri, dubbi; un silenzio assordante quasi come quello udito al Massimino in alcuni tratti della gara da parte di un pubblico che meriterebbe un encomio solo per aver avuto il coraggio di supportare questa mediocrità per 41 partite. Si parlava prima di questa gara di futuro, di una squadra già fatta per il prossimo anno, di ossatura pronta. Lungi da noi questo agghiacciante pensiero, in primis perché c’è da pensare alla prossima partita in cui bisogna ancora andare a conquistare la salvezza (sì proprio così, ancora si rischia il baratro), in secundis perché se questi sono i presupposti per una prossima stagione, forse è meglio dedicarsi ad assistere qualche altro sport…