L’analisi: il campanellino suona… Qualcuno risponda

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Pubblicato: 19:39 - 8 novembre, 2015


Stefano Auteri

Stefano Auteri

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Abile penna motivata e passionale, muove i primi passi con siti nazionali votati al Calciomercato. Oggi è responsabile di redazione, editorialista nonchè collaboratore anche con testate nazionali come GQ Italia.
In radio mostra una conduzione elegante e professionale.
Stefano Auteri

Il Catania non vince (e questa non è più purtroppo una novità), il Catania subisce gol (vedi sopra), il Catania rimane invischiato nella lotta per non retrocedere; ma soprattutto la vera novità che si evince dalla sfida pareggiata contro l’Akragas è che il Catania ha qualche piccolo problemino. Un’occasione persa, dirà qualcuno, un pari dettato solo dalla sfortuna affermerà qualcun’altro, ma la verità come sempre sta nel mezzo, e il dato inconfutabile è che gli etnei si sono resi protagonisti di una partita bifronte, con una faccia negativa per oltre un’ora di gioco, ed una bella ed aggressiva nei lineamenti per la restante mezz’ora.
Il Massimino come palco focoso e indomabile del più classico dei rifacimenti de ‘Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde’, con l’alter ego oscuro dei rossazzurri che ha preso il sopravvento dopo il fischio iniziale del direttore di gara. Disordine e poche idee in mezzo al campo imbruttite dai tanti errori in impostazione. Un Catania irriconoscibile nella sua versione casalinga, con la sensazione sugli spalti che la squadra non sapesse più come fare male all’avversario e che avesse perso quel brio e quella facilità di fraseggio tipiche delle prime tre vittorie al Massimino. Col passare dei minuti il vero spirito del Dr.Jekyll è venuto a galla con l’aggressione sugli esterni e la voglia di aggredire, asfaltare la porta avversaria. Tutto ciò però non è bastato (la fortuna non ha di certo strizzato l’occhio a Calil e compagni), ma rimangono alcune perplessità che necessitano di una risposta.

Tre sconfitte nelle ultime cinque partite disputate tra campionato e coppa, undici gol subiti (quinta peggior difesa del campionato), ma soprattutto una gioco non più effervescente ed incontenibile. Cosa sta succedendo al Catania? E’ un calo fisiologico dovuto alla rincorsa di inizio campionato, o le altre squadre stanno trovando l’antidoto giusto per arginare i rossazzurri? Difficile rispondere a questa domanda, anche perchè servirebbe un po’ di tempo per capire se si tratti di un passaggio a vuoto costante o di uno scivolone, ma sta di fatto che la squadra di Pancaro sta palesando difficoltà con le migliori della classe avendo racimolato appena tre punti (due in casa) nei quattro incontri disputati con le formazioni attualmente nei primi sette posti della classifica.

Anche oggi bisogna elogiare l’avversario, con Legrottaglie bravo ad imbottigliare i padroni di casa e a sterilizzare le manovre impostate da Agazzi, ma è necessario trovare una contromisura. Gli esterni non sembrano devastanti come nelle prime uscite. Le prestazioni balbettanti di Russotto e Calderini stanno evidenziando un limite dei due attaccanti: l’accentrarsi e l’intestardirsi nell’uno contro uno; Falcone non sta benissimo, e l’apporto di Scarsella è notevolmente calato rispetto alle prime uscite. Soluzioni? Una può essere quella utilizzata da Pancaro nelle ultime partite, il 4-2-3-1 con Calil leggermente dietro la prima punta, ma questa dinamica offensiva ha bisogno di tempo per oleare i propri meccanismi; l’altra può essere rappresentata dall’utilizzo nella mediana a tre del doppio regista, con Musacci ed Agazzi pronti ad alternarsi in fase di impostazione.

Tutto ciò per quanto riguarda la tattica, ma ovviamente il nodo cruciale del cammino del Catania è incentrato sulla testa. Gli etnei hanno difronte a loro il momento determinante della stagione, con le sfide contro Messina e Foggia, crocevia per conoscere quale sarà il loro destino. Qualunque cosa succederà le critiche si affievoliranno. Due risultati positivi riporterebbero entusiasmo e rilancerebbero l’utopia ‘promozione’; un’ennesima frenata, invece, distruggerebbe definitivamente questi sogni, ridimensionando le aspettative della tifoseria verso un campionato di transizione. Tutto adesso dunque nelle mani e nella testa di Pancaro e dei suoi uomini, con la consapevolezza che per ritrovare se stessi bisognerà confrontarsi, anche duramente magari, ma in maniera proficua per non sprecare un potenziale tanto grande, ma oggi a tratti incostante.