“Desaparecido”: Musacci, dove sei finito?

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Pubblicato: 13:08 - 13 gennaio, 2016


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Chi l’ha visto? È alto 1,80 m, biondino, piede destro e, si dice, raffinato. Avvistato l’ultima volta nei pressi dello stadio Angelo Massimino in occasione della partita contro il Catanzaro: indossava una maglia rossazzurra. Chiunque avesse notizie si rivolga urgentemente al Catania perché c’è un forte bisogno di lui, in particolare dal punto di vista del gioco e delle prestazioni.

Al di là di ogni scherzo possibile, la domanda sorge spontanea: dov’è finito Gianluca Musacci? E non veniteci a dire che quel ragazzo che veste la numero 4 nel centrocampo del Catania sia lui: anche perché si farebbe fatica a crederlo tale. Il Musacci del girone d’andata, limitato anche da un infortunio, e’ solo un semplice richiamo a quel giocatore che “si narra” debba ispirare ogni azione e dettare i ritmi di gioco della squadra di Pancaro. Già, si narra perché solo sprazzi di Musacci rispetto su di luialle parole spese dai dirigenti etnei e dagli addetti ai lavori, e quelle del suo allenatore che, forse, ultimamente inizia a credere che quella luce in mezzo al campo in realtà sia solo un lumino. Forse.

Non vogliamo essere così cattivi: Gianluca, scusaci in anticipo, ma probabilmente le dinamiche e le fortune in personalità e tempo della squadra passano da uno come lui e il suo rendimento sinusoide rende anche la manovra del Catania una parabola di alti e bassi

Per carità siamo sempre in Lega Pro,  non si pretendono mica Xavi o Pirlo: per carità, quelli lasciamoli ai milioni qatarioti e americani. Eppure il Musacci che tutti conoscono era proprio il giocatore che pretendiamo perché i piedi buoni, per registrare tutto, come ha già fatto vedere in passato, li ha. Un trascorso da vagabondo: Empoli, Massese, Parma, Padova, Spezia, Frosinone, Pro Vercelli e Catania. E chi viaggia tanto, si sa, o ha molte richieste, oppure forse deve dare di più.

“Una vita da mediano, a recuperar palloni”, ma quali palloni? Ma va ugualmente bene: lì si può anche non essere giocatori “di rottura”, ma “d’impostazione”. Sì, l’impostazione, ma a guardare i dati ci si rende conto di quanto la sua mancanza si senta: dodici partite giocate, zero assist. Avete letto bene: zero. E una media di ammonizioni altissima per un elemento che fa da schermo alla difesa: quasi un cartellino giallo ogni due gare. Certo, c’è stato l’infortunio, ma cosa è successo in quelle tre sfide?

Casertana, Martina Franca e Juve Stabia: in mezzo, il ponte dei morti. E se si fosse perso lì? Magari tra un “dolcetto o scherzetto” e l’altro, in una strada buia. E sappiamo tutti quanto sia pericoloso. Purtroppo ha centrocampo la strada appare buia: prima si pensava all’assenza di Castiglia, poi allo scarso supporto di Agazzi (rivelatosi più incisivo), e adesso? I passaggi sono sempre quelli: sicuri, a massimo tre metri di distanza. Mai una verticalizzazione: non parliamo dei lanci. Dovrebbe essere la luce, ma come detto è un lumino, come quello acceso nella speranza di un suo ritorno. E chiunque avesse notizie le dia in fretta: il calcio non aspetta, e Pancaro potrebbe anche pensare che sia giunto il momento di provare altro, così da non far tener più il “musaccio” ai tifosi rossazzurri.