Editoriale: l’Isola del vicino è sempre più Verde

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Pubblicato: 16:12 - 6 febbraio, 2016


Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Minuto 60′: punizione per il Catania dalla trequarti. Sul pallone, per lo schema, Agazzi e Nunzella che toccano per… Kanouté. Ecco, partiamo da questa immagine: pensate a questa occasione ripetuta per 90′, il risultato non cambierà. Il Catania che perde a Ischia è lo specchio di questo calcio piazzato: brutto e artefatto. Era una partita da non perdere, visto i numeri della squadra di casa: e invece… fa riflettere, soprattutto sulle responsabilità.

Perché mentre in Premier League il Leicester rifaceva scarpe e magliette al Manchester City con uno spettacolare 1-3, a Ischia va in scena una delle peggiori tra partite disputate dal Catania in questa stagione. E pensare che, nei primi minuti, c’era anche chi sperava di non dover prendere tazzine e cialde per preparare un caffé: sorprende, infatti, l’atteggiamento dei ragazzi di Pancaro al fischio d’inizio. “E che è successo?”, il centrocampo, privo di Musacci e con un Pessina in più, sembrava quasi rinato: velocità di manovra superiore e idee, assenti per molto tempo, tornate in auge. “Ma vuoi vedere che…?”, no, tranquilli: non è cambiato nulla. Basta poco per tornare sul pianeta Terra: il ritmo diventa lento. La mediana si spegne presto, mentre in avanti Calderini, uomo del match contro il Matera, torna alla sua vocazione di narcisista, giocando solo. E Calil? Di nuovo isolato, lì, in avanti: da far invidia al “redivivo” Di Caprio. E tanto va la gatta al lardo…che abbassando i ritmi l’Ischia entra con un po’ di ritardo in partita: va bene, accendiamo la macchina del caffé. Ma nel silenzio generale, proprio quando il divano sembrava sempre più comodo, da una punizione dai trenta metri battuta da Moracci ecco che ci pensa Liverani a strappare gli spettatori dalle braccia di Morfeo, con una papera che regala il vantaggio ai padroni di casa. Ma cosa si può dire per commentare un primo tempo  senza tiri in porta per la squadra di Pancaro? Troppo brutti per essere veri.

Nel secondo tempo il tecnico rossazzurro sceglie di togliere Pessina, al debutto con il Catania, che a dir la verità ha mostrato a tratti di avere un passo migliore rispetto a molti dei suoi compagni: al suo posto entra Lupoli. Cambio logico, visto che si deve cambiare il trend dell’incontro, magari con una maggiore propensione in fase offensiva. No? Chiaramente no: non cambia nulla, se non il modulo. La punizione citata all’inizio è solo un’avvisaglia: e d’altra parte è anche difficile pensare a un simile errore senza fare riferimento a leghe dilettantistiche, ma per far vincere un’Ischia che non vedeva i tre punti dall’1 novembre serviva questa prestazione. E se fin qui la squadra di Di Costanzo aveva segnato solo sei reti tra le mura amiche, ecco che ci pensano i rossazzurri a trasformarli in goleador, con il raddoppio di Kanouté su dormita generale. Entra anche Axel Gulin: non male la prova dei nuovi acquisti, è bene dirlo. Braccia conserte, tutina rossa e azzurra: non è certo l’abito a fa il monaco, ma se la tua squadra poi si presenta così ad una sfida così importante… insomma, su. Opera completata con l’ingresso in campo di Musacci al posto di Di Cecco. La tentazione di spegnere la TV è forte, lo so, ma resistete: magari qualcosa accade. “Solo” una traversa con un colpo di testa di Calil. Ma la sensazione è che, guardandosi intorno, c’è davvero poco da fare.

Non sono tanto i tre punti persi a far male, ma l’atteggiamento mostrato in campo. Prima non si vinceva contro le prime sei, poi si pareggiava, pur senza gioco. E adesso? Adesso si perde anche con chi sta sotto: è un Catania troppo brutto anche solo da immaginare. Viene quasi da pensare che in quel di Caserta, appena prima di arrivare per sfidare la capolista (partita poi finita 2-0), il pullman rossazzurro sia stato rubato e i giocatori sostituiti da sosia: da lì in poi solo buio. E non si salva nessuno: e adesso che anche il mercato si è chiuso, e che Pancaro ha avuto la possibilità di rafforzare la squadra, la mancanza di idee e di gioco non è né giustificabile, né ammissibile. Adesso diventa una brutta abitudine, e lo stesso tecnico recidivo: sono passati i mesi e non è cambiato nulla. Occhio, perché a rientrare nelle sabbie mobili basta poco. Nessuna frase o dichiarazione di circostanza, questa volta, basterà a salvare la situazione, né tantomeno una posizione “forse” meno salda di prima: è il comandante che ha perso la rotta o l’equipaggio che non rispetta le regole?