Si scrive “obiettivo raggiunto”, si legge “salvezza mortificante”

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Pubblicato: 19:50 - 7 maggio, 2016


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

“Obiettivo raggiunto”, ma quale obiettivo? La salvezza di oggi, caro direttore Pitino, è stata mortificante. Tutto fuorché esaltante, piena di gioia e guadagnata con il sangue: è stata umiliante, per tanti motivi. Lo recita anche uno striscione esposto a fine gara al Massimino: “Avete fatto solo il vostro dovere”, nulla più, e bisogna guardare subito oltre, senza “giorni di riposo”, come invece è stato fatto intendere. Adesso Catania vuole un futuro.

Un domani che non può e non deve far fede a quanto fatto in questa stagione: perché non si può proprio parlare di “obiettivo raggiunto”, se si è stati costretti a sperare fino all’ultimo istante di partita con radio e telefono in mano, in attesa di notizie da Matera. Pensate, da Matera a Matera, quanto è strano il destino: ed è ancor più umiliante se si pensa che al 94′ la traversa ha salvato il Catania e condannato il Monopoli. Un “legno” della porta molto più incisivo di diversi rossazzurri in questa stagione: non fa pensare? E cosa, esattamente, si intende quando lo stesso direttore sportivo, Marcello Pitino, afferma che “è stato dato tutto”? Questo era davvero tutto? Impossibile. Come non si può parlare ancora dei punti di penalizzazione: dopo tre giornate non c’erano più, annullati da una squadra incredibilmente forte. Da lì è partito un altro campionato con diverse ambizioni: o playoff (e relativa promozione) o salvezza tranquilla, raggiunta in anticipo. E’ stata scelta la seconda via, ma fino al 94′ della sfida tra Catania e Andria l’obiettivo non era ancora raggiunto. Capite perché non si può assolutamente parlare di missione compiuta?

Così è quasi come camuffare un mezzo passo falso con una buccia di banana incontrata per strada: si stava scivolando, sarà stata una buca sul terreno. Ma no, non lo è: sperare nel risultato degli altri campi, giocando oltretutto una partita in bilico fino all’ultimo, non solo è mortificante, ma è stato un vero e proprio fallimento per una squadra come il Catania. Uno sguardo indietro, alle scorse partite: la gara di Pagani è stata l’emblema di una stagione da accartocciare e buttar via. L’atteggiamento messo in campo lì, ampiamente da retrocessione, basta per descrivere il modo in cui la squadra di Moriero sia uscito dal tunnel, anche in maniera fortunata. Bisognava salvarsi ampiamente prima, e invece fino all’ultimo il proprio destino è dipeso da altre mani. Adesso subito uno sguardo al futuro, perché la società non può vivere in queste acque. Oggi la sorte è girata a favore: domani…?

La cessione e un progetto sono le priorità: soprattutto il secondo, sia tecnico che umano, perché il Catania ha bisogno di figure che siano maggiormente attaccate ai colori, e non solo dipendenti che hanno ricevuto “un mandato”. Oggi è un giorno importante e lo rimarrà sempre nella storia di questa società, ma dopo qualche sorriso si dovrà pensare al domani: un’altra stagione come quella appena finita non è ammissibile, e non si potrà certo chiedere “più partecipazione” finché il Catania non tornerà il Catania, e non una squadra che raggiunge una salvezza umiliante grazie ad altri, all’ultimo istante.