Dubbi e rancori del passato e ciambelle col buco da sfornare

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Pubblicato: 16:16 - 11 giugno, 2016


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Salvo astrazioni e rivelazioni, il futuro rimane un mistero per tutti: l’oroscopo prova a predirlo ogni giorno, i segnali tracciano un percorso che, però, rimane sempre difficilmente percorribile. Non fa eccezione neanche quello del Catania, giunto ad un punto di svolta dopo il ritorno (e le relative parole in conferenza stampa) di Pietro Lo Monaco.

La passione come al solito non manca, ma appare arduo il compito del “neo”-amministratore delegato rossazzurro, che ha ritrovato il suo ufficio in quel di Torre del Grifo, “figlio” deturpato da canottiere e tatuaggi. Poi, però, passato tutto, bisogna anche parlare dei problemi e di quella situazione non proprio rosea (stando alle parole del direttore) che è propria del Catania: è un po’ come quando una persona, lontana dalla sua “terra” torna e trova gli stessi edifici, le stesse persone…ma nel frattempo manca la luce, gli esercizi commerciali vanno a rilento e la benzina per le automobili scarseggia. Ecco, non scordiamo il delicato momento che la società rossazzurra ha vissuto finora: quanto può una figura come Lo Monaco, che qui ha fatto ben oltre che mirabilie , risollevare “da solo” (tra virgolette) le sorti di questa macchina? Potenzialmente tanto, senza alcun dubbio: “l’atto”, la forma aristotelica, è diversa, si sa. Adesso serve riattivare “i servizi” di questo “paese” lasciato anni fa: accedere i forni delle pasticcerie e sfornare ciambelle, e dopo tante riuscite senza buco, simili a focacce, adesso servono quelle perfette. I fatti, insomma, dopo le premesse fondate dalla conferenza stampa degli scorsi giorni.

Trasportare il passato nel presente è cosa ambita da molti: un ritorno? Di più: “Lo Monaco e Catania 2.0”, potremmo dire. La versione aggiornata di un’applicazione scaricata su un dispositivo che deve e può tornare attuale. E i tanti problemi? Le insidie rimangono: basti pensare allo spettro che nello scorso anno si è poi trasformato in realtà, ovvero il caso Windjet. Come cambia il ruolo e la missione di Finaria per risanare le casse rossazzurre? L’ha dichiarato lui stesso: non è una situazione semplice dal punto di vista economico, anzi. “La Lega Pro è un campionato a perdere”, ma occhio ai passi falsi: se è vero che la piazza non dimentica il tatuato con la canottiera, allo stesso modo non scorda i momenti poco chiari della passata stagione, né una salvezza raggiunta all’ultimo secondo. Poi si dovrà anche parlare della proprietà: cambia o non cambia? E’ un discorso che non passerà certo inosservato: caro direttore, non è mai semplice tornare a casa dopo così tanto tempo. Ma è il momento di preparare l’impasto: ha già pensato a tutto, lo ha affermato lei stesso. Sa bene, però, quanto sia difficile non guardare indietro: “le componenti”, adesso, dovranno fare il loro lavoro.

Stampa attenta, perché “oggi” è solo la conseguenza di “ieri”: il ritorno di Lo Monaco è certamente una buona notizia, ma non è stato ancora fatto nulla. La società e la squadra hanno il difficile compito di far innamorare tutti, dopo aver aperto nuovamente la porta della ripresa. E i tifosi? Devono fare “i tifosi”: si può applaudire, fischiare, urlare, gioire e piangere, ma senza essere investigatori con la luce dell’interrogatorio puntata addosso, né tantomeno censori. La parola d’ordine è, e sarebbe, “spazio”: vitale, di lavoro. Di movimento. Un’ultima cosa, caro direttore Lo Monaco: non sarà facile, non ci sono dubbi, e nessuno vorrebbe essere al posto suo in questo momento, dopo tre anni fallimentari. Ha fatto talmente bene in passato che pare arduo fare meglio: ha tutto da perdere, ma può contare sulla speranza di chi ama questi colori e anche sul paradosso che peggio degli ultimi tre anni non si può andare. E’ difficile, ma proprio per questo allo stesso tempo affascinante: le piacciono le sfide, lo ha detto, anche se assai rischiose. Attenzione, però: si sa, “chi mangia… fa molliche”. E adesso servono ciambelle “con il buco”: quelle dolci, cotte al punto giusto. Ma pur sempre con il buco.