La settimana enigmistica

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Pubblicato: 18:07 - 30 agosto, 2016


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Un “si può fare” alla Gene Wilder, sussurrato e ballato a ritmo baciato sulla pista di un progetto ambizioso e continuo: azzerare la penalizzazione e convincere anche in trasferta. La settimana del Catania post Juve Stabia è tra le più enigmatiche dell’intera stagione, pur tenendo conto che si tratta solo della seconda di campionato: Andria è già un esame importante, senza bocciatura.

Il campo è giudice severissimo di processi e contro-processi del lunedì, ma in questo caso non ci sarà alcuna pena. Confermarsi, però, significa aprire le porte a possibilità celate dai sei punti che portano la definizione di “Castro” e che, in qualche modo, “castrano” l’avvio della squadra di Rigoli, fungendo d’altra parte da stimolo. La paura è dietro l’angolo: l’avvio dello scorso campionato, con il meno nove annullato in tre partite, scotta ancora, soprattutto per come è finita: dall’Andria all’Andria, destinazione inversa. Il lavoro, iniziato già ieri a Torre del Grifo, deve essere sì tecnico, ma anche e soprattutto mentale: hai vinto bene, davanti al tuo pubblico, e il rischio di scaricarsi presto è una trappola da non sottovalutare in alcun modo, tanto è alta la posta in gioco. Ancora lui, il “gioco”: schemi offensivi e di ripiegamento, sovrapposizioni e cross. E gol, se possibile: ma se con la testa non si è pronti, le gambe non girano. Vincere ad Andria, o almeno non perdere, catapulterebbe il Catania in orbita spaziale, passando per gli anelli di Saturno e una via lattea di emozioni da gestire con cautela.

Di contro, Rigoli può contare su Lo Monaco: padre non padrone, ma istruttore di vita per i molti ragazzi che hanno perso la retta via calcistica tra occasioni sprecate e poca fortuna. Un maestro “zen” da una parte, il tecnico, e un “capitano” dall’altra, il direttore: senza dimenticare anche chi porta al braccio una fascia carica delle responsabilità maturate negli ultimi anni, e un bomber ritrovato dopo l’esperienza in Romania. Pino e Pietro, Marco e Michele: doppia “P” e doppia “M”, come le iniziali di “Partire” al “Massimo”, che deve servire da monito anche a chi, Drausio e Scoppa su tutti, ha assaggiato il calcio italiano solo in formato “antipasto” contro la Juve Stabia, aspettando la consacrazione definitiva. Da Silva l’ha già avuta, Calil è tornato in sè, Russotto è fantasia pura: ma basta poco per fare un passo falso e ricominciare tutto da capo. E’ la settimana enigmistica, quella della fiducia da confermare, ed è appena iniziata.