La formula magica del Catania? “Bi-Di-Bu”

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Pubblicato: 21:01 - 10 ottobre, 2016


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Non più “Bidibi-bobidi-bu”, ma “Bi-Di-Bu”: meno cenerentole e principesse, più muscoli e grinta. E sudore: le scarpette di cristallo lasciamole ai racconti, qui servono calci e coltello tra i denti. Roba da pirati e stregoni: Bi-agianti, Di-Cecco e Bu-colo, nuova formula magica di Rigoli, insieme funzionano e fanno finalmente funzionare a dovere la mediana del Catania, come visto nel derby contro il Messina.

Che poi, se ci pensate, dal Taranto alla squadra giallorossa, passando dallo stretto, ma con destinazione Massimino, semra uno degli iter di conquista degli antichi romani, che di battaglie sul campo ne hanno vissute a bizzeffe: quella contro l’undici di Marra non fa differenza. Per onore, e ruolo da capitano, bisognerebbe fare prima di tutto fare un plauso a Marco Biagianti: non tanto per la qualità di gioco, quanto per l’ennesima prestazione da “ho dato tutto ciò che potevo”, per finire poi stremato sul terreno, prima del cambio. La brigata lo segue, non c’è alcun dubbio. Forse un po’ testardo, a volte, e altre fuori dalle azioni. Il riposo? Può attendere, Marco: arriverà eh, senz’altro. Giocare così tanti minuti può essere devastante. Certo è che né Silva, né altri riusciranno a soffiarti il posto. E poi c’è Di Cecco, che dà l’impressione dell’assaltatore, con le lame pronte. Li attende, gli avversari: pronto, in posizione di combattimento, puntalmente corpo a corpo. E puntalmente non passa nessuno, al di là di qualche amnesia. La domanda sorge spontanea: dov’era finito? Sì, è vero, la condizione fisica… ma poi?

Il povero Scoppa prende appunti in panchina per i quasi 90′ che lo tengono lontano dal rettangolo di gioco, prima di riassaporare l’odore dell’erba fresca…senza vedere la cabina di regia. Ma come? No, lì c’era (e ci sarà ancora per un po’) un Carboni più basso e magro, con le strisce rossazzurre sulle guance e la fascia, immaginaria, da Rambo, in testa: ruba palloni a destra e sinistra e non tira mai dietro la gamba. Quella deve restare, con la sfera o la caviglia avversaria. O entrambe. Ruba…ai ricchi, per dare ai propri compagni, il “Robin Hood” catanese, che di nome fa Rosario, ma che per affetto chiameremo “Saro”. Si sentiva “figlio del Vulcano”, con più di cento presenze in Lega Pro e un Catania con cui non giocava dalle giovanili. A proposito: lui, primo frutto del vivaio di Lo Monaco al suo arrivo. Per inciso. Saro non sarà ordinato e bello da vedere, ma è efficace: caspita se lo è!

E quando tornerà Fornito? Non sarà facile inserirlo nuovamente in un contesto del genere, come del resto, per adesso, Di Grazia deve “accontentarsi” del ruolo di esterno: ma con tre gol in una gara, non è che sia proprio giù di morale. Nuove certezze, fermo restando che è stata vinta solo una partita: una battaglia. Per vincere la guerra ci vuole altro… una formula magica, ad esempio. Bi-Di-Bu, e il Catania… lavorate di fantasia, e finite voi la frase.