Catania, sveglia! Perchè non parli?

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Pubblicato: 11:43 - 18 ottobre, 2016


          La Curva Nord del Catania, pronta a sostenere i rossazzurri contro il Lecce

Non ce ne voglia Michelangelo, scultore e pittore italiano del 1500 e padre, tra le altre, del “Mosè”, per la citazione rubata. Si narra che l’artista, a fine lavoro, abbia fissato la sua opera e ne abbia percosso il ginocchio con il martello, dopo aver rivolto nei confronti della statua proprio la frase “Perchè non parli?”, tanto era perfetta. E in effetti, questo Catania, può essere assimilato alla statua di Michelangelo. Completa, competitiva, ben attrezzata. Eppure non parla. Perchè non parla? O meglio, perchè non segna?

Tornando ad analizzare prettamente l’aspetto calcistico infatti, si nota come la squadra etnea sia stata fin troppo poco incisiva quando si è trattato di buttare la palla in rete. Non che le occasioni siano mancate, sia chiaro; la squadra ha mostrato anche del bel calcio, delle trame interessanti. Al momento di concretizzare, però, qualcosa è mancato. Il Catania non parla. “I maccaruni su chiddi ca inchiunu a panza” si dice alle pendici dell’Etna. Niente di più vero, soprattutto in uno sport come il calcio. Si può creare, si può giocar bene e si possono dominare le partite. Alla fine però è la classifica a determinare il bene – o il male – di una squadra. E in questo momento la classifica del Catania, al netto di fattori esterni e di malasorte, non sorride. Ultimo posto, cinque punti e tanto, tanto rammarico per quanto lasciato per strada.

Eppure tutto ciò è strano, se non paradossale. Andiamo con ordine; abbiamo detto di un attacco che non parla, che non segna. Poi si vanno a leggere i nomi, le perplessità aumentano: Calil, il brasiliano che per metà della scorsa stagione segnava e teneva su la squadra. Paolucci, l’uomo che ha fatto la serie A e che doveva trascinare il Catania fino ai primi posti a suon di gol. E poi Russotto, Barisic, Di Grazia… Diciamolo, quali altre squadre in Lega Pro possono vantare un potenziale offensivo simile? Per non parlare del centrocampo! Biagianti è solo la ciliegina sulla torta di un reparto polivalente e in grado di mutare a seconda delle necessità. Di Cecco, Bucolo, Scoppa e, adesso, anche Mazzarani. Sembra un’opera perfetta; e allora perchè, perchè non parla?

Vero, Michelangelo impiegò tanto tempo per completare il Mosé. Il Catania si è ripreso, soprattutto a livello societario, solamente da un paio di mesi. Però non basta, non può bastare.

Domenica c’è il Lecce, la partita più difficile che arriva nel momento peggiore e che per questo, forse, potrebbe rappresentare l’occasione migliore per tornare a parlare, per tornare (o meglio, cominciare) a brillare. I salentini possono contare su un undici di altissimo valore, con gli attaccanti in grado di segnare ben 14 gol in due – tutto il Catania, in totale, ne ha segnati 9 –, realizzando 23 punti dopo 9 partite da unica squadra imbattuta del torneo.

Dopotutto, nella serie B del 2005/2006, la stagione dei rossazzurri presa una piega diversa proprio contro l’allora capolista Atalanta, con un netto 4-1 al Massimino con tripletta del centravanti che, prima di quella gara, faticava a trovare la rete (guarda caso).

Siamo arrivati a metà del girone di andata, un quarto dell’intero campionato. L’opera è completa, i tifosi la guardano stupiti. A Melfi è stato dato il colpo di martello sul ginocchio, adesso ci si aspetta che la squadra parli, che lo faccia chiaramente. Basterebbero solo tre parole, tanto semplici quanto efficaci: “Noi ci siamo”. E allora dai Catania, svegliati. Parla! Tu non sei così.