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Di Stefano e l’insostenibile leggerezza dell’essere

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Pubblicato: 09:55 - 17 aprile, 2017
Di Stefano


Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

L’insostenibile leggerezza dell’essere: la volontà di far più di quanto concesso, fermare il cronometro e godersi la prima partita su quel campo calcato, in passato, da grandi campioni. Chissà come batteva forte il cuore di Davide Di Stefano quando ha sentito la speaker del Massimino annunciare il suo nome: un tonfo ad ogni passo di Scoppa che usciva dal terreno di gioco. Un tonfo ad ogni metro percorso verso la sua posizione.

Entrato nella “fossa dei leoni”, indispettiti per un Catania a dir poco brutto, ha scollegato le emozioni, come fanno i giocatori veri: in fin dei conti, calcisticamente parlando, che differenza c’è tra un ragazzo classe 1999 e un altro che in quell’anno sentiva già il profumo de “La Bombonera” nelle giovanili del Boca? Chissà che avrà pensato: “Ma mister perché proprio ora? Perché con il risultato compromesso? Perché non prima?”, guarda Calamai, poi Ranieri, suoi diretti avversari a centrocampo. In due, tra i professionisti, più di cento presenze: li osserva, Davide, che ne ha solo una, appena iniziata. L’incoscienza e la voglia di dimostrare: il primo pallone è un passaggio corto, rompe il ghiaccio. Gli applausi del pubblico, curioso e impaziente di vederlo all’opera. Il secondo gli viene servito da Demiro Pozzebon, quasi il doppio di lui in altezza: quanti alla sua età, in un contesto del genere, sotto di due reti e con una stagione in ballo, proverebbero il tiro? Lui sì e per poco non butta giù lo stadio. Sugli spalti i sorrisi amari accompagnano ogni sua azione: ma perché non farlo giocare prima?

Ma non si può cambiare il passato: lo incontri a fine partita, ancora emozionato, ma triste. Il “suo” Catania ha perso, e lui non può essere totalmente felice: da giocatore e da tifoso. Era il 1999 quando gli Eurythmics cantavano “I saved the world today”: sabato non avrà salvato il mondo, Davide, ed è qui che sta “l’insostenibile leggerezza dell’essere”, l’impossibilità di cambiare la situazione, ma da lui si può e si deve ripartire. Dalla sua voglia, dalla sua incoscienza che vale più di mille dichiarazioni e promesse: in silenzio a sgambettare. Dalla sfrontatezza di un ragazzo che ama questi colori e che non smette di sognare.