L’ombra di Ferrigno… ma Argurio ha fatto bene

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Pubblicato: 11:33 - 4 maggio, 2017


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Vi abbiamo raccontato di un possibile ritorno di Fabrizio Ferrigno come dirigente del Catania: magari, più avanti, vi sveleremo anche qualcosa sul rapporto tra lo stesso direttore sportivo della Paganese e l’Ad rossazzurro Pietro Lo Monaco. Ma, al di là di questo, bisogna pure analizzare la realtà dei fatti e l’operato di Christian Argurio che, nonostante i rumors, ha condotto una stagione tra pregi e difetti.

I PREGI: TRA PRESENTE… – D’altra parte, la storia di questo campionato, e in particolare del calciomercato, parla per lui: tanti gli affari conclusi nel migliore dei modi, molti dei quali chiusi nonostante una categoria che spesso non permette di muoversi con libertà. I nomi li conoscete: da Mazzarani a Pozzebon, passando per Tavares e Pisseri. Ma anche i vari Fornito e Bucolo, e le cessioni di Paolucci, Bastrini e Calil, vere e proprie “zavorre” per i loro ingaggi pesanti: non era semplice piazzarli, soprattutto a gennaio, quando il mercato non regala occasioni e “rivoluzioni”.

… E PASSATO – Ma le doti da talent scout di Argurio erano note già da tempo: fu lui stesso a portare Barisic e Petkovic in rossazzurro, grazie anche all’occhio rivolto verso i gioielli dell’est Europa, come lo stesso Matosevic, non valorizzato nello scorso anno dall’allora dirigenza etnea e il cui destino si è compiuto con la rescissione contrattuale. Storie dal passato e dalla Serie A: sua la voce sussurrata all’orecchio di Sergio Gasparin circa un attaccante che stava facendo bene all’Albinoleffe e che esultava a mo’ di gallo. Un giovane che di nome faceva Andrea Belotti e che adesso è ricercato dalle Big europee.

I DIFETTI – Ma se il calcio fosse fatto solo da acquisti e cessioni, intuizioni sul mercato, staremmo parlando d’altro: forse è proprio l’altro aspetto, quello relativo al campo, che è un po’ mancato ad Argurio in questo campionato. E’ vero, la “cura Russotto” passa soprattutto dal suo lavoro con il giocatore, ma se la squadra ad un certo punto della stagione è entrata in crisi una parte di responsabilità è da attribuire al “collante” che non è stato forte e che spetta, di solito, al direttore sportivo. E’ vero anche che lavorare con un uomo del carattere di Lo Monaco non deve essere semplice, ma forse proprio la mancanza di polso fermo e rigidità ha portato l’Ad a pensare allo stesso Ferrigno per il prossimo anno, visto il suo modo di approcciarsi più scafato nei confronti dei calciatori. Ma non c’è alcuna certezza: in attesa di novità, non è detto che lo stesso Argurio non rimanga nel suo ruolo, e che da lui non passi la scelta del prossimo allenatore del Catania.