La solitudine dei numeri nove, un romanzo rossazzurro a reti bianche

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Pubblicato: 11:31 - 15 maggio, 2017


Non ce ne voglia Paolo Giordano per il riferimento – nemmeno troppo velato – alla sua prima opera letteraria, ma l’accostamento era fin troppo ghiotto per non poterne approfittare. Il Catania ha concluso la sua stagione regolare all’undicesimo posto, qualificandosi per meriti altrui ai play off da cui, poi, è uscito al primo turno impattando sul campo della Juve Stabia.

Senza voler entrare nel merito di tutto quello che non ha funzionato nell’ingranaggio rossazzurro, uno dei dati più allarmanti e allo stesso tempo più incomprensibili è riferito alle assenze ingiustificate, a giro, dei cinque centravanti su cui il Catania pensava di poter contare per questo campionato. Una batteria di bocche di fuoco invidiata dalla maggior parte delle squadre della Lega Pro ad inizio stagione rivelatasi però poi totalmente inadeguata alla causa etnea, offrendo prestazioni spesso al limite della credibilità che hanno contribuito in maniera attiva al naufragio 2016/2017.

E’ Agosto, il Catania esordisce in campionato forte di un parco attaccanti di primissimo livello; oltre alla conferma di Caetano Calil infatti, l’allora tecnico Pino Rigoli poteva fare affidamento anche su un “ex” come Michele Paolucci e su Valerio Anastasi. Senza voler considerare la batteria degli esterni di attacco, che meriterebbe un’analisi a parte, la prima parte di stagione dei “9” etnei non entrerà certamente tra gli annali della storia del club: 37 presenze in totale per i tre punteri rossazzurri e soltanto 4 gol segnati, di cui 3 da Paolucci e 1 da Calil.

Inizia il freddo, arriviamo a Gennaio e la società decide di provare a dare una svolta al reparto avanzato della squadra; via quindi Calil, Paolucci e Anastasi e dentro Tavares e, soprattutto, quel Demiro Pozzebon tanto apprezzato con la maglia del Messina nella prima parte di stagione. Risultato? Forse peggiore anche dei primi cinque mesi. 28 presenze in totale per i due giocatori, con un bottino misero di 3 gol realizzati (2 da Pozzebon e 1 da Tavares). Decisamente troppo poco per chi, secondo l’opinione pubblica, avrebbe dovuto colmare le lacune offensive con cui si è dovuto confrontare il Catania nella metà del campionato.

Che siano stati lasciati troppo soli davanti, senza il supporto degli esterni d’attacco e del centrocampo, è un’ipotesi che ha sicuramente degli aspetti veritieri in fondo, ma la differenza tra un semplice uomo-gol e un trascinatore la si vede anche da come quest’ultimo partecipa alla manovra di squadra. Con una stagione semi-fallimentare alle spalle, l’augurio per il prossimo campionato è che stavolta si trovi un “9” in grado di buttare la palla dentro quando serve, di saper trascinare i propri compagni nei momenti di difficoltà e nelle partite bloccate. Il futuro vedrà tornare sia Paolucci che Calil e Anastasi ma, con entrambi, andrà trovata una soluzione, così come andrà analizzata la stagione di Pozzebon, possibile punto di riferimento per il prossimo campionato ma ancora inesorabilmente punto interrogativo alla pari di tutti gli altri.