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“Pozzebon Sì” o “Pozzebon No”?

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Pubblicato: 19:57 - 19 maggio, 2017


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Essere o non essere? Questo il dilemma: “essere o no l’attaccante principe del Catania?”, chiedevamo a “Miro” Pozzebon qualche settimana fa, poco prima della gara con la Casertana, con tanto di “Miro, adesso tocca a te”. Ma da allora, nessuna risposta. Campionato finito, i dati parlano chiaro: quelli non mentono mai. Dieci gol messi a segno, due in maglia rossazzurra, e pochi squilli: insomma, “Pozzebon Sì” o “Pozzebon No”?

Quali Pro e quali i Contro della permanenza in terra etnea dell’ex Messina? L’analisi andrebbe approfondita con tanto di taccuino, ma riflettiamo insieme: partiamo dal “Perché Sì?”. Innanzitutto, Pozzebon era e rimane un attaccante “Top” di categoria, anche dopo una metà di stagione non di altissimo livello. Le sirene del mercato ci sono e ci saranno anche in futuro: è la Lega Pro, le rivoluzioni sono all’ordine del giorno, ma per chi vuole vincere fondare un progetto tecnico su un’ossatura di fondo diventa fondamentale. Oltretutto, riavvolgendo il nastro alla categoria “prestazioni in giallorosso” si può notare come un “delantero” della sua qualità la differenza possa farla senza problemi: “Fa reparto da solo, ma va guidato”, si diceva, ricordate? Magari con un Pietro Lo Monaco maggiormente attento al campo e un allenatore che sappia valorizzarne i movimenti attraverso schemi e tattiche ben precise si potrà ammirare non al “TVP” (“Testa vuota a perdere”, come definito dal direttore), ma al “TVB”, augurio di un’intera piazza.

Passiamo al “Perché No?”: e anche qui, l’analisi non sembra essere facile. Contestualizziamo e ripartiamo dalle ultime due gare, e nello specifico dall’atteggiamento. Se il Pozzebon visto contro Matera e Messina (ad esempio) fa dire di “Sì” senza timore, quel numero nove un po’ imbronciato e avulso dal gioco di Caserta e Castellammare di Stabia fa storcere il muso. Ma è davvero questo Demiro o può dare qualcosa in più? E se dovesse finire, come Calil, in un vortice di partite negative, che si fa? E poi, ancora, accetterebbe, in caso di arrivo di un altro attaccante, il ruolo di gregario in panca? E dal punto di vista caratteriale? Migliorerà qualcosa? Tanti gli interrogativi: ma i successi si fondano sulle certezze, non sui dubbi. Al principio dell’ennesima estate calda il capitolo punta rimane all’ordine del giorno nel passaggio tra una stagione e l’altra: si continuerà con Pozzebon o ci saranno sorprese?