Lucarelli: il “capitano non giocatore” e il suo credo da leader

Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Un ricordo dal passato, quel 29 Maggio 2004: al 43′ segna l’1-2, attraversa tutto il campo, toglie la maglia e la stende sul manto erboso. Atmosfera surreale in quel di Piacenza, con l’attesa del Livorno per la Serie A e i destini incrociati: Cristiano Lucarelli guarda i suoi tifosi e… “fa l’amore” con la casacca. Sì, proprio così: perché per il nuovo allenatore del Catania il calcio è una questione d’appartenenza, qualcosa in più del solito gioco.

Ovunque sia andato ha lasciato una parte di sé: giramondo “anti-conformista” per definizione. “Tenetevi il Miliardo”, recita il titolo del suo libro: coerente ai suoi ideali, al suo credo da “leader” pro-rivoluzione. Perché, in fondo, si parla di questo: di quel “capitano non giocatore” mancante al club rossazzurro. Se a Marx fosse piaciuto il calcio, e se avesse deciso di scrivere “Il Capitale” rivolgendosi all’attuale sistema capitalistico calcistico, con pedine che vanno e vengono e a prezzi esagerati, sicuramente avrebbe messo lui a capo della rivolta dei proletari. Che, tra l’altro, è un po’ quello che ha fatto lo scorso anno alla guida del Messina, quando l’incertezza verso il futuro causata dal cambio in società rischiava di buttar via un’intera stagione. E invece lui è rimasto, ha portato dietro sé i suoi ragazzi e li ha condotti ad una salvezza difficile. Possiamo da una personalità come la sua ci si aspetta proprio questo a Catania?

Un allenatore che sappia prendere per mano la squadra nei momenti difficili della stagione: quello che non è accaduto nello scorso campionato, per intenderci. Un tecnico che sappia anche prendere decisioni inaspettate, ma volte al bene del gruppo: e ai successi. Unione d’intenti e sintonia massima con le idee di un vincente come Pietro Lo Monaco: due caratteri forti che, se concordi, possono esplodere in un mix perfetto che può regalare solo buone cose, tutte a tinte rossazzurre. Un tipo passionale, Lucarelli, e una curiosità quasi scritta nel destino: in quel 29 maggio 2004 il Livorno aveva bisogno che la Fiorentina non vincesse per poter festeggiare la promozione in Serie A. Indovinate contro chi erano i viola? Con il Catania al Massimino: il calcio non sarà una scienza esatta, ma poco ci manca. Un capo-popolo alla guida della “rivoluzione rossazzurra”: inizia l’era Lucarelli.

Leave a Reply