Lucarelli, l’allenatore e il dinamismo: tra il 4-3-3 e il 3-5-2

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Non solo leader dentro e fuori dal campo: Cristiano Lucarelli, nuovo allenatore del Catania, può rappresentare anche la svolta dal punto di vista tattico per il club rossazzurro.

Dalle giovanili del Parma al Messina, passando dal Perugia, Viareggio, Pistoiese e Tuttocuorio, con un filo conduttore: dinamismo e concretezza. Le ultime due stagioni tra tutte lo confermano. E’ uno che tiene molto ai dettagli, che vive la settimana in maniera intensa legando visceralmente con i suoi giocatori. Si presenta con una media punti complessiva dell’1,16, 1,41 nello scorso campionato, quando è riuscito a centrare una salvezza quasi insperata anche a causa dei problemi societari del club giallorosso. La sensazione, comunque, è che il Catania non dovrà subire grosse trasformazioni: il 4-3-3, infatti, filosofia del direttore Lo Monaco, coincide con l’idea di gioco dello stesso Lucarelli, ma attenzione ai cambiamenti. Già in inverno la formazione rossazzurra si è trovata al bivio tra il modulo appena citato e il 3-5-2: no problem, come si direbbe. Quella della difesa a tre e del centrocampo a cinque (con Lodi regista) è un’opzione da tenere in considerazione nel corso delle gare, già utilizzata nel percorso del nuovo allenatore.

Resta, poi, la sagacia tattica di un ex giocatore che sta mano a mano conoscendo sempre più da vicino i segreti di una guida tecnica: al Messina, grazie al 4-3-1-2 con un trequartista dietro le due punte è riuscito a fare grandi cose, grazie anche al gioco semplice e, soprattutto, verticale. Niente Tiki-taka, nessuna ricerca della finezza: d’altronde, se si deve vincere a che serve? E Lucarelli lo sa bene.

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