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Il romantico Pino e il filo rosso del destino che lo lega al Catania

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Pubblicato: 17:00 - 9 agosto, 2017


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

“Tu dimmi quando, quando… non guardarmi adesso amore, sono stanco, perché penso al futuro…”, cantava un certo Pino, diversi decenni fa: e chissà, magari un altro Pino la canterà in mente in quella notte, non molto lontana, che gli farà incontrare di nuovo i colori del Catania. E qualche emozione, mista a qualche brivido, scorrerà lungo le braccia, sotto le maniche di quella giacca che, adesso, porta cuciti addosso i simboli di un altro club, la Sicula Leonzio.

Lo farà, certo che lo farà: volterà lo sguardo verso quelle tribune che, l’ultima volta al Massimino, lo incitavano a gran voce. D’altra parte, non ha avuto più la possibilità di riabbracciare quello stadio: l’aveva lasciato tra i sorrisi generali dopo aver battuto il Matera, con il pensiero in viaggio, direzione Agrigento, e non v’è più tornato. Lo farà in una calda serata d’agosto, quando il calcio e le emozioni si risvegliano: le sue non faranno differenza. Alle sue dimissioni è seguito uno scisma: “Rigoliani” e “Non Rigoliani”, e quel dubbio permanente che porta a chiedersi “Ma se non ci fosse stata la Waterloo Akragas, come sarebbe andata?”. Troverà un Catania diverso, che subito dopo l’eliminazione dai Playoff ha chiuso un capitolo e ne ha aperto un altro, con la nomina di mister Cristiano Lucarelli, così differente nelle sue sfumature, ma allo stesso tempo così simile all’allenatore dai capelli ricci.

“Equilibrio”, più che spregiudicatezza, e due modi di giocare che si sposano e che portano in dote i semi della trasformazione (storica) da 4-3-3 in 3-5-2: tasto “rewind” e via verso gennaio, la difesa a tre e la nuova veste del club rossazzurro, lacerata da quel blackout in trasferta all’Esseneto. Ci aveva provato Rigoli, ci riproverà Lucarelli: in mezzo il filo rosso del destino che, spesso, si fa chiamare altresì “calcio”, e che mette di fronte il passato e il presente, come nel più romantico degli intrighi. Si guarderanno in faccia, poi sorrideranno, Pino e il Catania, canticchiando sulle note di un altro Pino: “E vivrò, sì, vivrò tutto il giorno per vederti andar via, fra i ricordi e questa strana pazzia”.