Baiocco a Catanista: “La battuta d’arresto può capitare: adesso si lavora”

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Pubblicato: 14:05 - 5 settembre, 2017


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Intervenuto nel corso della puntata odierna di Catanista, andata in onda su Radio Cuore ed Etna Radio, l’ex capitano rossazzurro Davide Baiocco ha parlato della situazione del Catania.

SULLA GARA DI CASERTA – “La gara con la Casertana? E’ stata una partita brutta, certo non spettacolare, decisa da un episodio particolare, come se ne vedono altre in Serie C. E’ un problema più fisico che mentale? Non credo, non voglio essere presuntuoso, ma non vivendo il lavoro settimanale non so con esattezza, ma non mi sembra. Secondo me dipende solo da una presa di responsabilità, prendersi dei rischi. Parliamo comunque di una battuta d’arresto dopo diverse buone prestazioni, può capitare. In questi casi si lavora perché secondo me è stata l’interpretazione ad essere sbagliata, non il modulo: solo poco coraggio.”

TRA AMARCORD E PRESENTE – “L’affetto della gente? E’ la dimostrazione di quanto fai bene. Se ci sono similitudini con la stagione della promozione in A? Lì abbiamo svoltato dopo una sconfitta, quando vinci tutto è più facile. Quando perdi sei più obiettivo e riesci a fare un’analisi, ancora siamo all’inizio, una battuta d’arresto non può fare troppi danni. Se fossi in Lucarelli sarei preoccupato sì, ma con la consapevolezza del lavoro che so facendo. La mia avventura a Biancavilla? Il mio primo pensiero era smettere, ma avevo promesso ad un amico di dargli una mano: affronto tutte le categorie allo stesso modo, è il mio mestiere, sono stato accolto benissimo in un campionato non semplice.”