L’Andria nel destino: da maggio 2016 è cambiato tutto… tranne Russotto

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Pubblicato: 17:50 - 19 settembre, 2017


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Sembra passata un’eternità da quel cielo grigio di un pomeriggio d’inizio maggio: tra volti scuri e tanta rabbia, mista alla paura appena smaltita per una retrocessione che avrebbe avuto il sapore di “danno oltre la beffa”. Un anno e mezzo dopo è cambiato tutto: umori, ambizioni, ma soprattutto il Catania, tra tifo e singoli… tutti, tranne uno, Andrea Russotto.

La certezza di quest’avvio di stagione proviene è una telefonata del destino, direttamente dal 49′ di quel 7 maggio 2016: ancora con la Fidelis Andria, destro ad incrociare a piegare le mani del portiere avversario e salvezza, amara, conquistata all’ultima giornata, chiusa tra i fischi di un Massimino “uscito da un tunnel”, grazie al pareggio del Monopoli sul campo del Matera. Sabato sarà davvero un’altra storia. “Sabato è tosta”, scrive Cristiano Lucarelli su Twitter: ma chi, caro mister, ha dimostrato di essere tosto è lo stesso Russotto, unico superstite (non contiamo Calil) di quella squadra che sfiorò i Playout, adesso un Homus novus in maglia rossazzurra, esplosione di voglia ed umiltà, ultimo prodotto della “cura Lo Monaco” insieme alla tranquillità, in campo e fuori, del Catania. Che “è tornato”, come ha detto più volte l’ad etneo, e si vede. Anzi, si respira.

Non più musoni, non più diffidenza, ma sorrisi, speranza e qualche certezza: sabato il Massimino sarà l’antitesi di quello del maggio del 2016. Il cielo grigio ha lasciato spazio all’azzurro, la paura alla curiosità e le famose “componenti” sembrano essersi ricompattate: si marcia verso un’unica direzione, quella del riscatto da conquistare con il coraggio e il cinismo dimostrate nelle prime quattro partite. “Volando bassi”, gara dopo gara, togliendo il piede dal freno solo quando richiesto: come per il destro a giro a Brindisi o per il piattone decisivo nella sfida più importante della stagione, un anno e mezzo fa. Ci si volta indietro e si sorride: il peggio sembra davvero essere passato.