Editoriale: Gioia incontenibile

By
Pubblicato: 22:58 - 3 ottobre, 2017


Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Gioia incontenibile. Asse perfetto: Marchese guarda Lodi, il numero dieci non ha neanche bisogno di guardarlo. E’ un angolo che tende ai limiti della geometria e che disegna una traiettoria verso l’alto che più alto non si può: quel primo posto che sa di liberazione assoluta dopo anni di reclusione, ma anche e soprattutto “tappa” e non “punto di arrivo”. Perché la strada è lunga e il Catania lo sa.

Sa anche che questo pubblico, il Massimino di stasera, se l’è meritato a suon di vittorie come, del resto, lo stesso Massimino si è meritato questo Catania: è una certezza, l’amore di “una città intera” che non conosce pioggia o tempeste. Sicuro, come un lancio in verticale di Lodi per Marchese: il più classico dei movimenti sull’asse rossazzurro che parte dalla Serie A e termina in Serie C, senza invecchiare, né scolorire. Diagonale, cross al volo ed eccola lì, la gioia incontenibile di chi non ha mai smesso di lottare. I tifosi, sì, ma anche Davis, che quel gol lo aspettava dalla prima giornata: ci ha messo nove minuti a mettere in chiaro le cose, raccogliendo il “cioccolatino” del terzino di Delia. I difensori avversari non lo tengono: semmai lo temono. Non ci saranno azioni da Barcellona o manovre belle da vedere, ma ciò che colpisce, ancora una volta, è il ritmo: incessante, martellante, così come mister Cristiano Lucarelli in panchina. Gioco fermo? Macché: per lui la partita non ha pause, si muove avanti, torna indietro, richiama Russotto che protesta per un fuorigioco e rimette in campo un pallone lontano dalla sua area tecnica. Cappellino e tuta: è il simbolo del momento rossazzurro.

Di una squadra, per intenderci, che non vuole fermarsi: è un film piacevole, che scorre via come l’acqua sui volti dei tifosi etnei. Rinfresca, rinnova: cinque vittorie consecutive, cinque gare senza subire gol. E una pausa, ma non di riflessione: da vivere con gioia incontenibile e pazienza, ali basse quasi fosse una filosofia di vita. “Fly down”, sì, ma guardando tutti dall’alto, verso cieli senza nuvole.