Editoriale: L’Otto-“volante”

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Pubblicato: 20:39 - 12 novembre, 2017


Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Chi fugge, spesso, deve spingere più di chi insegue. Deve dettare il ritmo, subire la pressione curva dopo curva. E se il Lecce va, il Catania che fa, non risponde? Lo fa eccome, sempre più “Lucarellizzato”.

Rabbia e determinazione. Garra, ma imprecisione: superiorità, ma alla fine si sa che sono “i maccheroni”, almeno quelli “al sugo con i tre punti”, che sciolgono ogni dubbio. Velocità da sprinter e inseguitore: scia alla quale, però, bisogna dar seguito con concretezza, che nel primo tempo è mancata. Ma non puoi frenare un treno in corsa, se non alterando il percorso dei binari: e anche in quel caso, sempre treno rimane. Non bastano le quattro occasioni dei venti minuti iniziali? E la traversa? Se la dea bendata vi fa lo sgambetto sul colpo di testa di Aya, soffiando sulla traiettoria deviata del calcio di punizione di Lodi (per inciso, sinistro magico da “bacchetta e musica”, invenzioni da mani ai capelli), cari amici, che fate? Hanno il rossazzurro addosso, uno stadio che da martedì li aspetta per l’abbraccio più bello dopo lo show di Pagani: e una “garra”, una grinta, da far impallidire sprinter giallorossi in fuga dopo la “missione Siracusa” archiviata ieri. Hanno tutto: vestono l’abito elegante, i ragazzi di Lucarelli, al matrimonio con la terza gioia consecutiva.

E’ un sodalizio che fa pace con quei “litigi con le vittorie” di appena due settimane fa. Non c’è singolo che lotta a parte: è un unico, a tratti spettacolare, “imprevedibile” ingranaggio che resa non accetta, anzi. “Caccetta”, nel più categorico dei rifiuti alla sconfitta. Mancava lui, l’otto-“volante”, per la nona sinfonia in campionato: un colpo di testa che sa di mentalità oltre che di cuore, “mentalidad y corazon”, dicono i popoli di sangue ispanico. Serve questo per vincere e convincere: il sudore della maglia e la voglia di vincere, insieme, senza egoismi. Occorre un po’ di più per mantenere la scia, cinismo e concretezza, quella di prima: ma il Lecce è avvisato, la corsa è ancora molto lunga.