EDITORIALE: OCCUPARSI E NON PREOCCUPARSI. BISOGNA PENSARE DA GRANDE…

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Pubblicato: 23:18 - 1 dicembre, 2017


Attilio Scuderi

Attilio Scuderi

DIRETTORE

Giornalista catanese, direttore della redazione, esperto di tecnica e tattica.
Numerose le esperienze nazionali con Skysport24, Sportitalia e Radio Kiss Kiss.
Le esclusive di Calciomercato sono il suo valore aggiunto. Oggi volto della nota trasmissione sportiva regionale Salastampa su "Antenna Sicilia". Punto d riferimento del panorama rossazzurro grazie ad una conduzione schietta, diretta e concreta.
Attilio Scuderi

Bisogna pensare da grandi, pensare a se stessi e non impegnarsi sempre in cervellotiche situazioni per mettere la museruola agli avversari. Questo perché la tua anima, il tuo ego, la tua forza se applicata in maniera totale mette gioco forza l’antagonista sulla difensiva. Un peccato aver sprecato tutto e di più nel primo tempo, un peccato aver rinunciato in maniera forzata, causa pubalgia, a Russotto o a Di Grazia, solo per un’incurabile fattore pratico donato da un maniacale tatticismo di contro risposta. Questa sconfitta sia chiaro non mette da parte nulla, non distrugge ma consegna ulteriore lezione di praticità in vista di un campionato ancora lungo e che vedrà in lotta adesso non due, ma tre squadre raccolte in tre punti. Il Catania ha pagato forse troppo, stavolta, con un rigore che il più delle volte viene fischiato e non sorvolato. Però con la stessa onestà il Trapani non ha rubato nulla.

Gara non banale e cosi Lucarelli mette dentro l’inaspettato con Mazzarani dal primo minuto con Russotto e Di Grazia ali che hanno fatto volare il 4-3-3 in panca con Ripa. Assetto a specchio? Assolutamente no, perchè Lucarelli stupisce ancora mantenendo lo stesso modulo, ma avanzando Semenzato attaccante del tridente offensivo con Aya terzino, ma uomini pronti, se necessario, a cambiare in 3-5-2 all’occorrenza insomma stessa dinamica della gara contro il Bisceglie.

La gara? Comincia con un quarto d’ora elettrico e poco di studio, con un Trapani aggressivo e frizzante con Marras, Reginaldo ed Evacuo però contenuti e un Catania, invece, tremendamente efficace in verticale con un ficcante asse Lodi-Mazzarani che produceva un tiro teso di Mazza e una punizione velenosa del numero dieci etneo. Velenosa come l’altra parabola, quella del colpo di testa di Aya, dove Furlan si arrampicava sul palo più alto per smanacciare.

Vivacità  e personalità  gli ingredienti mostrati dai rossazzurri, che dominavano la prima mezzora producendo ancora palla gol stavolta con Semenzato, sull’intuizione di Caccetta, ma l’esterno ex Pordenone non tirava tutto solo e sulla sterzata in area subiva un contatto molto dubbio sul quale l’arbitro sorvolava. Dal possibile gol Catania al tremendo e cinico postulato calcio gol sbagliato, gol subito: cosi dal nulla e dal piatto preferito Trapani, la palla inattiva, ecco sbucare la zuccata di Silvestri lasciato stranamente in totale solitudine per la rete che mandava in estasi il Provinciale. Estasi e successiva sberla sulla superficialità di Bogdan e il cinico Reginaldo che stoccava forte alla prima palla utile battendo Pisseri per il raddoppio ingeneroso.

Elettricità ed occhio spento per un Lucarelli rosso di rabbia e di cartellino: restava fuori dalla ripresa perchè espulso il tormentato Cristiano e Catania dopo appena dieci minuti con un atteggiamento diverso con Russotto e Di Grazia che venivano buttati dentro. Il modulo non cambiava, con Mazzarani che scalava a fare la mezzala e 4-3-3 nei principi più offensivi e pungenti. Questo produceva molto, ma nessun gol nonostante le occasioni per Marchese, traversa, Curiale e Mazzarani. Reginaldo in una ripartenza in campo aperto sfiorava il colpo del k.o. ma Pisseri diceva di no al brasiliano.

Ripa la mossa del tutto o niente, un 4-2-4 totale ma che produceva solo fumo e nessuna occasione. Il finale è tutto granata nelle ripartenze e nelle praterie sprecate da Reginaldo, Marras e Murano. La manona di Furlan sul tiro al volo di Ripa rappresenta i titoli di coda di un film che lascia l’amaro in bocca, ma ripetiamo nessun ridimensionamento nella capacità di continuare a coltivare un sogno chiamato Serie B. La lotta in fondo è appena cominciata.