Cristiano: più Max, meno Maurizio. Quando la concretezza batte lo studio

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Pubblicato: 17:00 - 3 dicembre, 2017


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

La ricerca della perfezione è un concetto chiave dello sport, quasi come il fine ultimo e implicito di successi e sconfitte. E’ il rinnovamento delle tappe fondamentali del percorso di crescita: il Catania di Cristiano Lucarelli si sta evolvendo, è indubbio, sta cercando di elevarsi step by step a squadra “perfetta per l’obiettivo prestabilito”. Nel calcio, però, non sempre lo studio paga quanto una sana concretezza: lungi da noi dall’essere blasfemi, ma in questo senso, e solo in questo, la gara di venerdì sera può essere confrontata con quella tra Napoli e Juventus.

Servirebbero troppe premesse per affrontare un argomento del genere senza scottarsi, quindi diciamo subito che non si tratta di una critica. Chi siamo noi per poterlo fare? Tuttavia, il calcio è uno sport semplice, non alchimia. La ricerca del “bello” e del “perfetto” non deve passare sempre dallo studio cervellotico dell’avversario: qui entrano in gioco gli altri due protagonisti, toscani, come Cristiano. Maurizio (Sarri) e Massimiliano (Allegri): un integralista, se vogliamo, del gioco ragionato, e uno che ha sempre dichiarato di “non capir nulla di tattica”. Perché al San Paolo, come al Provinciale, non certo ha vinto lo studio dell’avversario: da una parte la rete dell’ex Higuain alla prima conclusione in porta della gara, con sette tiri complessivi contro i ventuno del Napoli; dall’altra i “due tiri, due gol” del Trapani, capace di sfruttare gli errori di un Catania che ha cercato di sorprendere, appunto, tatticamente i granata con un tridente diverso. I rossazzurri, come i partenopei, non hanno forse schiacciato l’avversario? Sì, ma a che pro?

Nessuno: perché puoi anche vincere la partita dal punto di vista tattico, come spesso fanno Cristiano e Maurizio, ma Massimiliano dimostra, trofei alla mano, che non è del tutto necessario. La mossa Semenzato, ad esempio, al posto di un Di Grazia in forma (visto l’infortunio di Russotto), è valsa la superiorità numerica in mezzo al campo? Sì, ma prima Silvestri, poi Reginaldo hanno vanificato tutto lo studio profuso in settimana. Per questo forse bisogna essere “più Max” e “meno Maurizio”: un po’ più spontanei, più concreti, e tutto viene da sé.