Dall’Etna a Kawasaki: “Taka”, samurai rossazzurro, campione di Giappone

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Pubblicato: 14:07 - 4 dicembre, 2017


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Holly, Benji, il Vulcano… e Taka. “Maremoto”, per alcuni, dopo il gol all’Atalanta all’esordio assoluto in Serie A. E’ tornato: ma non allevava coleotteri? Ah, sì: gioca ancora, per la cronaca, e lo fa da protagonista. E da campione: a ventinove anni e con gli stessi sogni di prima, con un pizzico di velocità in meno, ma da sabato con la gioia assoluta di aver vinto la J-League (il massimo campionato giapponese) con la maglia della sua squadra del cuore, il Kawasaki Frontale.

Nel segno del rossazzurro: rosso come i suoi capelli (se li è fatti rossi, sì), azzurro come i colori del club della sua città. Non ci credeva neanche lui, ragazzo di Kawasaki, diciotto anni e tanti sogni, quel pomeriggio di gennaio del 2007: mani in testa, occhi a mandorla e sorriso speciale. Ci vuole coraggio a scommettere su un giapponese alla sua terza stagione da professionista, il più giovane ad aver mai esordito nel campionato nazionale nipponico: Pietro Lo Monaco ci vede lungo, lo porta in Italia, e nel giro di pochi anni strega tutti, nonostante un infortunio che abbatterebbe un toro. Come nel più classico dei manga o cartoni animati, però, ha qualcosa in più: come capitan Tsubasa, il nostro “Oliver Hutton”, o come i suoi compagni di squadra, senza conoscere resa o sconfitta. Certo, il rettangolo di gioco non sarà proprio uguale, magari qualche chilometro in meno, ma il cuore, quello, è lo stesso: lo voleva Ferguson, si dice, la realtà racconta una carriera da “vorrei, ma non posso” che lo riporta in Giappone, prima al JEF United di Chiba, poi al Kawasaki Frontale.

E qui la favola: avete presente il 5 maggio del 2002? Ecco: la squadra di Takayuki si è presentata all’ultima giornata con due punti di ritardo rispetto alla capolista Kashima Antlers (squadra sconosciuta ai più, che lo scorso anno si è giocata la finale di Coppa del Mondo contro il Real Madrid): pareggio incredibile e contemporanea vittoria per Morimoto e compagni per 5-0 sull’Omiya Ardija. Differenza reti favorevole e primo titolo della storia del club: è un cammino che parte da Kawasaki, passa dall’Etna e ritorna in patria. E…no, non alleva solo coleotteri, fa di più: Taka, il samurai rossazzurro, neo-campione di Giappone.