Editoriale: Pirati brutti e cattivi, ma con le spade smussate

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Pubblicato: 21:45 - 11 marzo, 2018


Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

E’ stato un derby: senza mezze misure né diminutivi dovuti al buon rapporto tra i due club: il ritorno a casa, i nervi tesi e la partita brutta. “Istruzioni per l’uso” per pirati, brutti e cattivi, ma con le spade smussate.

Bisognava andare con la lama tesa, e perché no, anche arrugginita, fidata compagna di avventure di mare, e non solo, ma non è stato così: si poteva fare di più? Si poteva, certo, ottenere di più: questo sì. Sulla prestazione bisogna per una volta sorvolare, senza però scadere in alibi ingenui, ma fino ad un certo punto: si può dire che il campo abbia influito, anche in parte, sul gioco espresso dai ragazzi di Cristiano Lucarelli? Non sarebbe lesa maestà: non serve un’attenta analisi per osservare il falso rimbalzo del pallone in certe zone del rettangolo di gioco, ma non può bastare per definire questo risultato, un pareggio tra i più scialbi, classico e “rognoso”, da categoria. Si può osservare, ad esempio, come la manovra della formazione rossazzurra sia stata rallentata dal terreno, tanto da vedere alcuni giocatori costretti ad aperture e tagli fuori dalle loro corde, ma allora sorge spontanea una domanda: perché schierare una mediana da”fioretto” e non una linea più da “muscoli e corsa”?

Al di là del clima e della garra, che in una gara simile ci può anche stare, e che il Catania dovrebbe conoscere bene dopo tre stagioni tanto da poter a gestire certi match senza farsi trascinare dal nervosismo dei novanta minuti (e oltre, come dimostrato da Lodi), lasciando da parte anche le informazioni di una radiolina che parla e racconta il pareggio del Lecce, si tratta inevitabilmente dell’ennesima occasione da sfruttare per accorciare rispetto alla vetta, e invece persa. L’ostacolo più grande e “ultimo” da superare da qui alla fine della stagione, come raccontato da Lucarelli, si è trasformato nell’onda più mossa, troppo alta persino per i pirati più “brutti e cattivi” in maglia rossazzurra.