La seconda giovinezza di Capitan Infinito

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Pubblicato: 15:10 - 19 aprile, 2018


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Se il calcio avesse un verbo, una lingua madre, sarebbe senz’altro il suo: nelle più banali espressioni, in quelle più articolate, nelle frasi gridate a squarciagola come in quelle sussurrate all’orecchio. Il silenzio del cuore, invece, non gli appartiene: Marco è il Capitano di tutti.

Dei grandi che lo hanno visto “sbocciare” a Bologna, dei ragazzi che lo hanno visto crescere in Serie A e dei più piccoli: d’altra parte, non si passa da “Capitano del Cuore” a “Capitan Infinito”  senza lasciare traccia. Fa un po’ strano, Marco, pensare che otto delle tue trentaquattro “stagioni di vita” (compiute oggi) siano indelebilmente, irreversibilmente e instancabilmente colorate di rossazzurro? Che nell’infinito orizzonte del mondo, il calcio ti abbia portato proprio nella città dove la fenice risorge dalle proprie ceneri, senza mai arrendersi alla dissipazione? Il tempo di Catania è diverso dagli altri, te ne sarai accorto: qui ogni cosa si cristallizza, tende all’eterno. Ti avevano dato per finito, ti sei rialzato: hai “urlato” il tuo ritorno a casa, il destino ti ha messo alla prova. Sinossi “epica” dell’eroe omerico: prima la gloria, poi il viaggio, il rientro, le imprese e le trappole. E la consacrazione finale, dopo la rinascita dall’infortunio al ginocchio che poteva abbattere chiunque. Non te, che allunghi la mano e cerchi di cogliere il futuro che dice “2020”, e oltre.

Le parole del mister, comprese le ultime proferite in mixed-zone al termine della gara con l’Akragas, sono la rilegatura ad un meraviglioso libro che ha ancora tanto da raccontare: il conferimento dello scettro dell’equilibrio, in campo e fuori. Non spara raggi laser, il nostro capitano. Non vola, non si trasforma in robot: ha un gran cuore, il nostro capitano. “Capitan Infinito”: ieri, oggi, e domani. Sempre.