Pancaro: adesso devi cambiare

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Pubblicato: 11:50 - 23 febbraio, 2016


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Il cambiamento fa un po’ paura, è chiaro: non è facile mettere via il passato per un futuro incerto, soprattutto nel calcio. Ma se quello di domenica fosse stato un vento “profetico”? Un vento che fa volar via le convinzioni, un segnale lanciato in un pomeriggio in cui di pallone si è visto poco: e se Pancaro crede al caso, allora capirà che, forse, urge cambiare qualcosa.

Gli uomini? Probabile, in particolare in alcune zone del campo: ma più in generale serve una ventata d’aria nuova dal punto di vista tattico. O “tecnico-tattico”, come avrebbe detto Capello: il Catania sembra quella storiella che viene raccontata una volta, poi una seconda, e alla terza la conoscono già tutti. E persino chi non l’ha ancora ascoltata può decifrarla, e questo è diventato un problema, perché ha perso anche l’ultima arma a disposizione: l’imprevedibilità. Perché se da un lato manca il gioco, dall’altro si cerca almeno di sorprendere l’avversario, no?

Ma basterà l’ennesimo pareggio a far venire in mente soluzioni nuove? Il 4-3-3 inciso sulla pietra, come un mitologico diktat da seguire e da non cambiare mai, con l’atteggiamento quasi passivo di fronte al corso degli eventi. Che, poi, non è solo il sentimento generale a voler qualcosa di nuovo: che fare quando sono numeri e campo a lanciare “gridare” aiuto? Undicesimo pari, quinto dall’inizio del 2016. Non si vince dalla gara con il Matera, e più in generale i tre punti sono arrivati solo tre volte negli ultimi quattro mesi. Mesi, non settimane. E non si segna più.

Tre gol nel nuovo anno, in due mesi: Pancaro, insomma, non è forse giunta l’ora di cambiare? Ma non solo per i risultati: per tutto, anche per stimolare gli uomini, caduti in uno stato di atrofia senza pari. Nelle prime partite il Catania poteva contare sul sulle fasce, ma ora che anche gli esterni rossazzurri spingono poco, chi deve creare occasioni offensive? Si diceva, qualche settimana fa, di un Calil troppo isolato, ma la storia non è cambiata con Calderini: mancano i rifornimenti, in particolare sulla linea mediana. A centrocampo, con il 4-3-3, o hai giocatori capaci di ripiegare e coprire il regista, oppure soffri: Musacci perde spesso palla, e questo è un dato di fatto. Si vuole insistere con Musacci? Bene, ma che almeno si cambi sistema di gioco: il 4-2-3- 1 può essere una soluzione, come visto più volte, magari con Lupoli dietro la punta Calil, e Falcone e Russotto esterni.

Ma perché non si deve cambiare? Così non si può andare avanti: deve andare proprio così? La classifica finora sta dando ragione ai rossazzurri, se si pensa all’obiettivo iniziale, la salvezza. Ma che, forse, il miraggio playoff  non fosse mai stato raggiungibile nel progetto di dirigenti e allenatore? Si rischia di pensare ad un accontentarsi del risultato acquisito: questo rischia di appiattire una situazione già critica. Forse il vento di domenica era davvero un vento profetico: Pancaro, cambi?