Il Golden Boy con il sorriso e il Catania nel destino: Catellani si ritira

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Pubblicato: 16:32 - 29 luglio, 2017


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Sta tutta lì, l’essenza del calcio: al minuto 85′ di quel 21 dicembre 2011. Al Tardini va in scena il recupero della prima giornata, gara tra il Parma e il “Piccolo Barcellona” Catania. Braccia aperte e sguardo incredulo dopo aver segnato il primo gol in Serie A, appena 23 anni e non sentirli: caro Andrea, ne è passato di tempo da quella notte lì, eh? Ma qui in città non ti ha dimenticato nessuno: anzi. E oggi, a 29 anni, nel tuo giorno calcistico più triste, ti si rivolge un abbraccio: eri e rimarrai “Golden Boy”, in uno sport che, spesso, decide di essere infame.

Una sirena, la tentazione del pallone: è una droga, quella sfera. “Mi vuoi, ma non sarò mai tua, fino in fondo”, sembra recitare: inidoneità sportiva. E’ la maledizione di chi ama troppo il calcio, e di chi ha la fortuna di praticarlo. In un attimo il buio: e adesso, che succede? Mille pensieri, la preparazione con l’Entella viene messa tra parentesi. Poi il verdetto: aritmia, triplice fischio, non si gioca più. Ti abbiamo conosciuto nel 2008, ti abbiamo ammirato in video con le maglie di Modena e Sassuolo: pensavamo, “ma quand’è che avrà la sua chance?”. Quel sorriso sotto quei capelli ricci, rivolto alle telecamere durante la presentazione, deve aver subito un’increspatura. Ma, caro Andrea, cambiamo espressione insieme: se il prezzo da pagare per continuare a godersi la vita è il divieto di calcare quei campi, non giocare è l’ultimo dei mali. In fondo, hai il calcio nel sangue: il destino riserva sempre qualcosa ad un predestinato che da questo sport ha ricevuto meno di quanto meritato.

Se avessimo una macchina del tempo ti porteremmo con noi: un “ritorno al futuro” dopo essere passati da Vincenzo Montella e da quelle due partite, Juventus e Inter entrambe sotto il diluvio del Massimino, che potevano cambiare la tua carriera. Se ci fosse davvero la possibilità, caro Andrea, ti regaleremmo l’occasione di spiccare il volo verso piazze più blasonate: non che il tuo recente passato sia stato negativo, anzi. Ma il presente e il futuro dicono altro: portano altri nomi, non lontani dal rettangolo verse. Il calcio non ti abbandona mai del tutto: ti segna e ti sconvolge, ti cambia la vita e, infine, dopo averti tolto tutto lo restituisce, completando un disegno articolato da ammirare solo alla fine. Che non è questa, fortunatamente. Buona fortuna Andrea!