Derby o non derby: questo è il dilemma

By
Pubblicato: 20:10 - 13 ottobre, 2017


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

“To be, or not to be, that is the question”: il dilemma del derby, “essere o non essere”. Sarà o non sarà, quello tra Siracusa e Catania, un match da “rivalità storica”? E se fosse solo una “partita sentita”? “Questo è il problema”.

Chiedetelo ad Edward Stanley, conte di Derby, città inglese che alla fine del 1700 ha visto nascere l’omonimo “derby”, il primo in assoluto: sfida a squadre, sì, ma non di pallone. Perché all’esordio la manifestazione non prevedeva una gara tra uomini in maglia e pantaloncini, quanto invece una stracittadina tra puledri di tre anni. E da lì fu un successo, tanto da rielaborare la definizione in chiave calcistica. Ma quale gara può guadagnarsi l’attributo di “derby” e quale, invece, quello di “partita sentita”? Imprese storiche alla mano, il confronto tra Siracusa e Catania non gode di eccezionali favori: sarà per gli anni di gloria dei rossazzurri, sarà perché in un calcio minore non c’è realmente possibilità di considerare una sfida più importante di un’altra, vista la difficoltà di una corsa alla promozione alla “Mission – quasi – impossible”. Ma, allora, come affrontarla? La risposta la conoscete già: “Fly Down”, Lucarelli docet. Vale per ogni singolo match, che sia contro il Real Madrid (speriamo, un giorno) o un’amichevole con l’ultima della classe.

E’ la ricetta giusta per fare un piatto succulento, pratico, non troppo dispendioso e ugualmente appagante: ma questo, alla fine, è o non è un derby? Facciamo così: sono tutti derby, dalla prima all’ultima giornata, se questo serve a trovare motivazioni giuste. Ma così non è, perché come visto fin qui il Catania non ha bisogno di particolari stimoli per vincere: e in questo senso la squadra etnea è quella, rispetto al Siracusa, che ha meno da perdere, se consideriamo la spinta emotiva del De Simone, in giubilo per la “giornata azzurra”. Di sicuro sarà una bella partita: una festa per il calcio siciliano (pur senza tifosi, ahinoi), come ci si augura. Il resto lo dice la storia, dalla corsa ippica di Stanley a ben altri incontri “leggendari” in palcoscenici prestigiosi.