Quella volta che un siciliano con i piedi di un brasiliano umiliò Julio Cesar

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Pubblicato: 22:05 - 29 novembre, 2017


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Julio Cesar, grande portiere. Un brasiliano atipico, spettacolare delle movenze: ma il calcio non è infinito, nonostante il ricordo, quello sì, rimanga in eterno. Appende scarpe e guantoni al chiodo, tra le lacrime e le immagini di una carriera senza dubbio da applausi, ma chissà… chissà se tra quei pensieri sopraggiunti alla decisione del ritiro ci sia anche lui. Un incubo, più che un motivo per sorridere: un gol impossibile, un rigore semplice e un altro, invece, da mani ai capelli ed espressione sbalordita. E quel segno con la mano da “Sì, sono pazzo”, che un ragazzo di Caltagirone gli dedicò insieme ad un messaggio chiaro: non sono brasiliano, mi chiamo Giuseppe, ma per tutti sono “Mascarinho”.

E chissà se tra qualche anno, Julio Cesar, ripensando e raccontando le avventure del Triplete non ricordi, fermandosi, quella notte del 12 marzo e quel Massimino in festa, sotto il diluvio: di rigori ne ha parati tanti, lo chiamano “l’acchiappasogni” anche per questo, ma difficilmente rimuoverà dalla mente quel figlio del vulcano che posiziona la palla sul dischetto nel silenzio surreale di uno stadio che quasi non ci credeva. E allora sorriderà pensando a quella volta in cui un vero brasiliano futuro campione d’Europa e del mondo venne umiliato dal cucchiaio di un siciliano con i piedi di un brasiliano e con la maglia rossazzurra addosso.

Oppure con quella bianca e il simbolo della trinacria: rimessa laterale, la stoppa, si gira, palleggio e tiro al volo da posizione impossibile. E San Siro ammutolito, in un pomeriggio di ottobre. Un incubo che risale a quella data e che ha visto nuova luce qualche mese prima del 3-1 della squadra di Mihaijlovic. Tre gol in tutto per Peppe, adesso allenatore del Giarre: il calcio giocato non li vede più protagonisti, vero, ma chissà… chissà, magari, Julio Cesar non ha mai scordato le reti di Mascarinho.