Il riscatto di Saro

By
Pubblicato: 16:50 - 20 dicembre, 2017


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Nella vita, come nel calcio, esiste un concetto che si chiama “criterio di prossimità”: una notizia, o un evento, che colpisce maggiormente agli occhi di chi osserva se geograficamente vicino ad esso. Nel caso di Rosario, “Saro”, la vicinanza è un discorso di sangue e tradizione: la rincorsa di Bucolo parte da lontano, affronta gli spettri del professionismo calcistico e torna attuale, come una rimonta che ha il sapore di un fatto sociale, più che sportivo.

Perché in fondo siamo tutti Saro Bucolo, o sogniamo di diventarlo da grandi. Quel ragazzino che ha avuto la fortuna di giocare con la maglia della propria città come rappresentante di un popolo per metà rosso e metà azzurro, vittima e carnefice di una terra di diavoli travestiti da angeli in cerca di redenzione, della salvezza dai pregiudizi e dal destino di quei pochi che ce l’hanno fatta e che vanno via, lasciando all’elefante briciole e ricordi. Vestire per una volta la maglia del Catania può essere un caso: tornare e farlo di nuovo è storia d’amore e appartenenza. Il riscatto di Saro porta con sé sofferenza e lividi: il rimpianto di non aver assaporato la Serie A e tanti anni in categorie inferiori alle aspettative, ma sempre sotto gli occhi attenti di chi lo vuole bene dalle giovanili, Pietro Lo Monaco. Ma siamo onesti: sarebbe possibile il contrario? Sugli spalti del Massimino lo chiamano tutti “Saretto”: è un fratello, un cugino, un parente acquisito, nonché il primo tra i tifosi. “Vero, istintivo”, si è definito dopo l’espulsione rimediata con la Sicula Leonzio: “catanisi”, prima di “italiano”, come chi ama questa terra.

Ma cosa ben più importante, è diventato fondamentale nell’organismo finora quasi perfetto di mister Cristiano Lucarelli: non solo “legna a centrocampo”, ma qualità. E’ nato in cabina di regia, le esperienze lo hanno trasformato in “recupera palloni”: adesso è pure “Bat-Bucolo”, ma in campo lo trovi ovunque. “A Milano, Torino o Miami”: come nella canzone interpretata con Di Grazia e insegnata a Mazzarani. Nei cuori dei tifosi che portano in dote un sogno: vederlo vestire la maglia del Catania anche in cadetteria e completare, insieme, una rincorsa durata dieci anni.