Tiro mancino e voglia di riscatto: la promessa di “Bailo” Caccavallo

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Pubblicato: 18:50 - 12 gennaio, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Una promessa, anzi due: la prima ad alta voce, la seconda sussurrata come anatema contro una maledizione. “Rinascere”, o almeno provarci: in primis per Catania, poi per se stesso. Come una fenice ai piedi del vulcano, sciogliendo la neve di un inverno durato anni: smentendo chiacchiere da bar e pregiudizi per poi tornare indietro e riscrivere tutto. La “missione” di Giuseppe Caccavallo in rossazzurro è appena iniziata.

Se il suo codice genetico parlasse spagnolo, non ci sarebbe da stupirsi: perché “Bailo”, come lo hanno soprannominato in passato, non è altro che un sudamericano “trapiantato” nel corpo di un napoletano: sangue caliente, “garra y corazon”, e tanto carattere. Basti pensare al numero di maglia scelto al momento del suo arrivo in rossazzurro: sarebbe sufficiente fare un giro a Torre del Grifo per comprendere che il ventiquattro non è composto semplicemente da due cifre qualunque e che a Catania ha un suo “peso specifico”. Ma a lui non importa, anzi: come un “Gabbiano”, Giuseppe vuole tornare a volare, libero dai preconcetti che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua carriera. Ingiustamente, perché le qualità le ha e ha sempre dimostrato di averle, ma ci vuole anche buona sorte: senza tutti quegli infortuni staremmo parlando di altro.

Adesso sta bene e dalla sua ha velocità, sinistro educato ed estro da “argentino”, appunto, che nel capoluogo etneo suona come una “parola magica” che riporta in mente “Papu”, “Pitu” e gli altri protagonisti del “Piccolo Barcellona”. Tornare ai livelli di Pagani non sarà semplice e “Bailo” lo sa bene, ma riuscirci equivale a riscrivere la storia, o almeno la sua: ad aiutarlo troverà una città che ha recuperato l’entusiasmo di un tempo e un gruppo che può farlo sentire a casa, guidato da un “fratello maggiore” (più che un allenatore) che può esaltarlo sia nel 4-3-3 che nel 3-5-2. Il resto spetta a lui: alla sua voglia di riscatto e alla promessa, fatta in silenzio, che può cambiare un’intera carriera.