Basta polemiche: un solo giudice insindacabile

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Pubblicato: 09:26 - 10 febbraio, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Testa al campo, perché altrimenti non ne usciamo più. Facciamo che la nota della Lega Pro non sia mai esistita, che il caos creato da Bisceglie-Lecce sia solo immaginario: pensiamo esclusivamente a quei novanta minuti che, di settimana in settimana, alimentano un sogno chiamato Serie B. Perché di finali ne mancano tredici, non due o tre: ci sono ancora troppe gare dinanzi a noi per pensare ad altro.

Perché, in fondo, il calcio è questo: una sfera “calciata” sopra un manto erboso segnato da linee bianche e caratterizzato da due porte in acciaio e stoffa; le dichiarazioni, le polemiche, i “botta e risposta” dopo, se ci sarà il tempo e l’occasione. Altrimenti si perde di vista l’obiettivo principale: vincere. Vincerle tutte, dimenticare queste ultime stagioni e ricominciare a volare. Ma per farlo serve che la testa sia in campo e non fuori: facciamo che mettiamo da parte, rispettando qualsiasi opinione, le teorie del complotto e i disegni dall’alto, qualora fossero mai esistiti, o la provenienza di arbitri e designatori e le strane vicende di stadi chiusi per inagibilità dopo mesi. Restiamo compatti, tutti, senza distrarci: perché, in fondo, se si parla di tutto ciò vuol dire che il Catania ha disputato, finora, uno dei migliori campionati della sua storia. Perché essere lì, a quattro punti, avendone perse comunque cinque, significa anche e soprattutto aver dato l’anima, e qualcosa in più. Ma non vogliamo bloccarci proprio ora, vero?

C’è ancora tanta strada da asfaltare prima di raggiungere la meta: non vogliamo mica fermarci a parlare con chiunque distragga il nostro lavoro, mentre tagliamo alberi e facilitiamo la via del Catania, giusto? E allora pensiamo al campo, pensiamo al Cosenza, poi al Monopoli, quindi a tutte le prossime sfide dei rossazzurri. Sempre al loro fianco, mai distanti, ma senza lasciarci andare a polemiche e tensione. In fondo, amiamo tutti questo meraviglioso sport, no? Amiamolo e non smettiamo di farlo: alla fine, se ce ne sarà bisogno, parleremo. Altrimenti vorrà dire che ce l’avremo fatta, insieme.