Un anno, un girone: tra Sicula Leonzio, Catania, Rigoli e Petrone

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Pubblicato: 21:52 - 8 marzo, 2018


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.

Un anno, un girone: in parole povere, una vita fa. Tanto sembra essere passato dall’ultima volta che lo sguardo dei giocatori di Sicula Leonzio e Catania si sono incrociati, con umori diversi: il doppio svantaggio, la reazione finale, la frenesia e l’espulsione di Bucolo. Quant’è cambiata la squadra di Lucarelli? E quanto quella guidata da Diana?

Un nome, quest’ultimo, che sa già di risposta chiara, netta: la Sicula sì, è un’altra squadra. Lo sostengono i numeri, schietti come sempre nella loro semplicità: è una formazione che non ha più paura di attaccare e di sfruttare pienamente le proprie potenzialità, quella dell’ex centrocampista di Sampdoria e Palermo, che conferma di avere una mente da stratega oltre che i piedi buoni di chi ha vestito anche la maglia della Nazionale. Ma al di là del rendimento (sedici i punti conquistati nelle ultime dieci gare contro i quindici nei sedici match iniziali di questo campionato), la Leonzio che un girone fa espugnava il Massimino, sotto gli occhi increduli di uno stadio in stato febbrile per il filotto di vittorie dei rossazzurri, è cambiata a tal punto da lasciare dietro sé un nome su tutti: Pino Rigoli. “Trait d’union” di questa storia: e il Catania? Ci chiedevamo prima: il Catania no, ma è cresciuto. Cosa avrebbe dovuto affinare, o migliorare, d’altronde, una squadra che aveva vinto e che ha continuato a vincere anche dopo quella gara?

La seconda sconfitta in campionato, alla quale seguì la terza a Reggio Calabria, non fece altro che rafforzare le certezze del gruppo di Lucarelli, che ha imparato a soffrire e reagire (vedi sabato scorso contro il Siracusa): in questo senso, lo “scherzetto” di Pino Rigoli fu proficuo. Lo stesso Rigoli che a febbraio del 2017 venne sostituito da Mario Petrone, che esattamente un anno fa rassegnò le dimissioni, travolgendo tutti con uno tsunami dalle dimensioni fino a quel momento inimmaginabili. E da lì, invece, il Catania è cambiato, attraverso un lungo percorso che lo ha portato ad essere l’organismo (insieme di squadra, tifosi e dirigenza) che è adesso: seguendo quel filo rosso sottile che unisce la Sicula Leonzio, i ragazzi di Lucarelli, Rigoli e Petrone. In un anno o un girone. Una vita fa.