Editoriale: La madre di tutte le domande

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Pubblicato: 23:55 - 9 aprile, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

La madre di tutte le domande: madre e “matrigna” inesorabile, risveglio dal sonno magico che teneva la squadra di Lucarelli su ali velate di rosso e d’azzurro. “Perché?”, perché, Catania, perché.

Brusco, spontaneo, gelato “perché”: nella notte più calda, sotto il cielo stellato, non si è brillato. Doveva essere “specchio” il gruppo rossazzurro: del firmamento, delle ultime prestazioni, dell’umore di una città che si è riversata in massa sui gradini del vecchio Cibali e che per una giornata intera ha tentato invano di nascondere, chi al bar sbirciando i quotidiani, chi alla fermata dell’autobus con ghigno sommesso, l’attesa snervante di una gara decisiva come poche altre nelle ultime stagioni. Ci si interroga immobili, al triplice fischio, sul senso di una stagione che proprio sul più bello ti tiene ancorato ad una certezza: da questa categoria non si scappa con la mente. I pensieri possono poco, gli scongiuri pure: delusione? Non è il sentimento giusto: delusi di che, poi?  Della prestazione? Di queste partite in Serie C se ne vedono tante: dell’atteggiamento? Neanche: delusi da un’idea, piuttosto. E dal “paradosso Massimino”, consuetudine beffarda: davanti ad uno stadio pieno non si vince mai, almeno in questo campionato.

A poco serve analizzare la gara in sé, tra decisioni arbitrali, cambi e tatticismi. Ah, sì: a poco serve anche spendere parole sull’atteggiamento ostile delle Vespe. Hanno fatto il loro match, stop. Resta il “Perché?” più grande, la madre di tutte le domande, al momento dell’occasione di Bogdan. Quella fredda e subdola sensazione che scorre lungo la schiena di un pilota che per un attimo perde il controllo della vettura, ma guarda che le gomme ci sono e il carburante pure: restano poche curve, ma se la giocherà fino all’ultima.