Ma è davvero finita? E’ la storia di un Catania “borderline”

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Pubblicato: 09:18 - 11 aprile, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Più che una leggenda del baseball americano, “Yogi” Berra viene ricordato per il nasone, le orecchie a sventola e soprattutto per una frase destinata a fare storia: “It ain’t over ’til it’s over”, “Non è finita finché non è finita”. E’ l’anima del Catania, in fondo: “borderline” fino al midollo, fino alla pura definizione dei colori sociali. Il rosso della lava, che sa essere lenta quanto frenetica e devastante, abbraccia l’azzurro di quel mare che sa essere calmo quanto tempestoso e pieno d’insidie. Una storia che si ripete, si rinnova: senza “fine”. Ma è davvero finita, appunto, la corsa al primo posto dopo il pareggio contro la Juve Stabia?

Racconti di campionati vinti e di rimonte salvezza clamorose dopo essersi complicati vita e classifica: giovani, meno giovani, gruppi organizzati o meno, lo sanno tutti, il Catania è anche questo. Lo è stato, lo è e lo sarà ancora: ma l’amore non finisce. Amplificato nei momenti di sofferenza, con un tatuaggio scritto sul cuore: “Melior del cinere surgo”, sempre. Anche dopo l’incubo del 1993, infranto come la voce, rauca, al gol di Manca contro il Messina, sei anni più tardi, con i tre pareggi finali da “brivido” puro. Persino dopo il 5-0 al Barbera, inflitto da un Palermo che negò ai rossazzurri la possibilità di giocarsi un’altra promozione ai Playoff, la più bella, dopo due stagioni dal pareggio di Taranto. O dopo quel 2 febbraio che sembrava vanificare un campionato da “salvezza sicura”, raggiunta al neutro di Bologna all’ultima giornata.

Neanche quando pochi campionati fa, al ritorno in Serie C, il Matera già salvo poteva “consegnare” i tre punti salvezza al Monopoli, condannando gli elefanti ad un’inutile vittoria con l’Andria e ai successivi Playout. Ma così non è stato. E’ l’insieme “borderline” delle fasi di uno spartito assurdo: prima “Il campionato se lo giocano Lecce e Catania”, poi “Dipende dal Lecce e dai risultati delle altre”, infine “Dipende solo dal Catania”, prima di ieri. Oggi tocca di nuovo “al Lecce e alle altre”, ma bisogna crederci, perché per il Catania, come per “Yogi” Berra, “Non è finita finché non è finita”.