Il compleanno del riscatto

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Pubblicato: 18:58 - 8 maggio, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Una tirata d’orecchie per l’anno compiuto, un’altra per l’anno che è stato: il più difficile della sua carriera, probabilmente. Andrea Di Grazia spegne ventidue candeline, una in meno rispetto al suo numero di maglia: lo fa proprio come calcia il pallone, con la nonchalance del colpo di classe che lo contraddistingue, rigorosamente d’interno a giro sul secondo palo.

Destro e d’estro: tocchi familiari di tecnica, il piede, e fantasia, il cuore. Il “tiro mancino” del fato calcistico nell’ultimo anno lo ha fatto sorridere poco: ma che ci vuoi fare, Andrea? E’ andata così: avresti potuto fare di più, lo hai spiegato più volte anche tu, ma a pensarle le cose sono sempre semplici. Realizzarle, invece, è complesso: da qualche parte però bisognerà pur ripartire. Facciamolo dal gol siglato con il Rende, che dici? Il tap-in più difficile della tua carriera: non per la dinamica quanto per il peso metaforico di quel pallone. Non segnavi da novembre, mese magico per te, dalla gara contro quell’Akragas che ti ha fatto spiccare il volo: se nel calcio esistono le maledizioni questo ne è l’esempio lampante. Il mister in conferenza stampa ti definirà, in toni chiaramente scherzosi, “Dis-Grazia” per via dei piccoli fastidi fisici che nel corso delle settimane ti hanno impedito, in stagione, di lavorare al meglio e migliorarti. Però ci sei. Sei qui: sei ancora a lottare per la maglia che ti appartiene dal momento della tua nascita, ventidue candeline fa.

E lo sai bene, da figlio del Vulcano: per Catania e il Catania il 1996 non sarà mai un anno come un altro. Rappresenta un tragico punto di svolta nella storia di questi colori. Campionati, alcuni esaltanti, altri un po’ meno, giocatori, campioncini e prodezze: questa città in ventidue anni ha visto tanto, ma riesce ancora a sorprendersi. Davanti ad una partita o una tripletta di un ragazzino in un derby d’ottobre: spegne le candeline, Andrea, riflette e progetta il riscatto che vale tutto. Per lui e per l’intera città.