Federico Lo Giudice (Tuttosport) a Catanista: “Squadre B? Vi spiego come funziona in Germania”

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Pubblicato: 18:00 - 17 maggio, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Intervenuto ai microfoni della nostra redazione, il giornalista di Tuttosport ed esperto di Bundesliga e calcio tedesco, Federico Lo Giudice, ha spiegato i meccanismi delle “Seconde squadre” in Germania e degli effetti che questa riforma può avere sul nostro sistema calcistico, in particolare sulla Serie C.

TRA POLITICA E SPORT – “Le Squadre B? In Germania è diverso: tutto parte nel 2000, anno di svolta e di rinascita per il calcio tedesco, all’indomani della figuraccia rimediata agli Europei (fuori ai Gironi ndr.). Da lì il bisogno di una riforma basata su cardini ben precisi come l’obbligo imposto alle squadre militanti in Bundesliga e Zweite Liga (la Serie B ndr.) di creare una propria “cantera” e la formazione di un network (gestito attualmente da 29 coordinatori) che mette insieme le accademie giovanili e i centri di formazione federali (attualmente 366), con 1300 allenatori pronti a far crescere i circa 600.000 ragazzini che annualmente vengono visionati e cresciuti. Tutto ciò grazie anche ad un’importante politica sull’integrazione mossa dall’allora cancelliere Gerhard Schröder che ha trasformato il diritto di cittadinanza basato sullo “ius sanguinis” (è tedesco chi ha sangue tedesco) in quello basato sullo “ius soli” (è tedesco chi nasce in Germania da genitori residenti lì da almeno otto anni)”.

TUTTI IN CAMPO – “Fatto ciò e creato un network con centri di formazione gestiti da allenatori, sono state prese due vie: la formazione delle Seconde Squadre, che spetta ad ogni club che milita in Bundes, dalle grandi alle piccole, e l’istituzione di una “Bundesliga A”, campionato interamente dedicato agli Under 19 e diviso in tre gironi da quattordici squadre, con la vincitrice finale qualificata in Youth League, la Champions dei giovani. Questo vuol dire che si dà a tutti la possibilità di giocare: alle “riserve” delle prime squadre, senza limiti di età (nelle Squadre B ndr.) e con massima libertà di migrazione dalla prima alla seconda, e ai ragazzi nelle formazioni giovanili.”

L’IMPATTO IN ITALIA – “Che impatto avrà sul calcio italiano? Rischia di creare confusione, disordini e scioperi: vogliono copiare il prodotto finale di un altro Paese senza contare che dietro ci sta una struttura precisa. Oltretutto ci sono diversi punti che non sono chiari o sono spiegati male, come quello relativo alle retrocessioni: se le Squadre B retrocedono in Serie D rischiano così di scomparire o di rimanere in standby fino al ripescaggio? Quanto tempo passerà prima di questo? Il pericolo, poi, è quello di cancellare realtà calcistiche con una storia importante e alzare i costi per società più piccole che attualmente non possono adeguare le proprie strutture. E se le Squadre B, invece di migliorarlo, abbassano il livello della categoria?”

CONTROMOSSE – “Cosa fare, quindi? O si sfrutta quest’anno e si creano tre gironi da ventidue squadre con l’obbligo di prendere un certo numero di giovani, o si crea un campionato giovanile a parte, o una Serie A2 o una Lega Pro 2, come la “Bundesliga A”, ma il cambiamento deve andare di pari passo tra sport e politica: tenendo conto che, oltre agli stadi per il Mondiale del 2006, e da qui deve partire la svolta italiana, in Germania dal 2000 la Federazione e i club hanno investito circa 920 milioni sui giovani e che annualmente la stessa DFB (la Federazione ndr.) ne investe 25 milioni, e non il contributo di 1,2 milioni che le Big dovranno pagare per iscriversi alla prossima Serie C.”