Editoriale: Prendere ciò che viene per come viene

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Pubblicato: 08:55 - 4 giugno, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

A chi importa del gioco spettacolare? A chi importa delle triangolazioni, delle imbucate deliziose? E dei colpi di tacco? Il Catania spazza via la “bellezza”, lo fa “forzando la serratura” che necessita della “bella chiave” per essere aperta. Questione di mentalità, questione di coraggio.

La garra, la preoccupazione, la tensione: la gioia finale, doppia. In climax. Un primo bacio, inaspettato: un secondo, distratto. E’ stata la liberazione dagli stereotipi: dalla pressione e dall’oppressione di una categoria che negli ultimi anni ha sempre frenato gli slanci rossazzurri. Il decollo è andato: il primo passo compiuto. Il viaggio continua, tra difficoltà da superare e sogni: quelli infranti alla Feralpisalò, che nel gioco è stata più “squadra” (calcisticamente e non socialmente) della formazione di Lucarelli. Sicurezza, calma e soluzioni semplici non appartengono al Catania, o almeno a quello della serata del Massimino, ma bisogna sorridere e passare alla prossima tappa, “prendere ciò che viene” per come viene, senza preoccuparsene troppo. Si fatica un po’ in fase di impostazione, si spreca ancora in quella finale: ma tornando all’incipit, a chi importa del gioco spettacolare? Lampo di Barisic, mezzo-gol di Russotto: i pensieri, i dubbi, spazzati via come nulla fosse.

E va bene così perché il Catania, adesso, ha bisogno anche di questo: di trovare certezze in una nuova dimensione. Chiedete all’Alessandria, al Trapani e al Pisa: il Siena, per tre minuti, è stato ad un passo dall’eliminazione. I rossazzurri no: sempre in gara, sempre in vantaggio. E’ la nuova forza di un gruppo che, vero, non è “squadra nel gioco”, ma è “squadra nel cuore”: e questo alla lunga fa la differenza.