Due tocchi, organizzazione e densità offensiva: i principi del Catania di Sottil

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Pubblicato: 17:22 - 6 agosto, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Voglia di: scoprire, riscoprirsi. Voglia di capire se quanto visto fin qui corrisponde al vero o se si è trattato solo di una suggestiva illusione d’agosto: non giriamoci intorno, il Catania di Andrea Sottil piace. Anzi, di più: fa venire l’acquolina in bocca. Preannuncia un pasto succulento: nutriente e bello a vedersi, quanto buono da assaporare. Serviranno conferme, sia chiaro, ma la sensazione è che il meglio debba ancora venire.

Parliamo al presente però: rifacciamoci al recente passato, alle prime due gare ufficiali, con particolari attenzioni rivolte a quanto visto con il Foggia allo Zaccheria. Partiamo, innanzitutto, dall’atteggiamento: è stata la gara del “sacrifico”, sì, come detto da mister Sottil, ma anche dell’organizzazione portata a livelli quasi perfetti, se si considera la singolarità dell’incontro. Anche perché senza organizzazione sarebbe stato quasi impossibile, salvo possibili episodi casuali, vincere in questa maniera: del match dello Zaccheria si può parlare in diversi modi, ma in nessun caso si potrà dire che sia stato un successo fortuito.

Nella prima immagine l’atteggiamento di Noce sul portatore di palla rossonero. Nella seconda, invece, il Catania in fase d’attesa.

Certo è che devi avere giocatori disposti a dare tutto per contare su un 5-3-2 (o 3-5-2 e 3-4-2) che funzioni perfettamente nelle due fasi, quella difensiva e offensiva: in questo senso, Noce e Barisic in posizione di quinti non hanno sfigurato, anzi. Educato il primo, smaliziato il secondo: sono loro due delle carte tattiche vincenti nello schieramento di Sottil, specialmente in fase d’attesa contro gli esterni del Foggia, facilitando il lavoro di Marchese, Lovric e Blondett, stretti.

L’atteggiamento di Rosario Bucolo: nella prima immagine libera lo spazio per il tiro di Pozzebon (che scheggerà il palo), nella seconda l’azione del terzo gol del Catania.

L’altra chiave tattica è stata la densità offensiva che trova in Rosario Bucolo la sua punta di diamante: con Lodi abbassato a regista (tutto passa da lui) e una circolazione di palla basata sui due tocchi, senza mai sprecare, gli inserimenti in profondità di Bucolo sono stati essenziali sia per liberare spazio a Rossetti e Pozzebon, sia per creare imprevedibilità e pericoli alla retroguardia rossonera. Il gol dell’1-3 ne è la conferma: se poi hai un giocatore in serata di grazia come il catanese, tutto vien da sé.

I due gol di Rossetti: sia Barisic che Bucolo hanno più di una soluzione (Pozzebon nella prima immagine, Barisic nella seconda) in fase di finalizzazione.

Importante notare come nei due gol di Rossetti ci sia stata più di una scelta per il portatore di palla (prima Barisic, poi lo stesso Bucolo): segno di un diverso modo di pensare a come far male all’avversario. Questi i principi del nuovo Catania di Sottil: in attesa dell’applicazione finale nei due moduli, 4-2-3-1 e 4-3-1-2, che hanno contraddistinto le fortune del tecnico piemontese.