Editoriale: I fantasmi del Catania

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Pubblicato: 16:50 - 11 novembre, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Bisogna crederci: bisogna stare calmi. Ma bisogna anche analizzare ciò che non va: perché con due sconfitte in otto giorni bisogna far questo. Razionalizzare al massimo, riflettere e ripartire. Senza troppe domande: bastano quelle consegnate dal campo come “compito per casa”. Ma il Catania che perde contro il Catanzaro è lo stesso visto a Potenza: stesso atteggiamento. Stesse idee: stesso epilogo.

“Addolcisce” la pillola, la vittoria infrasettimanale con il Siracusa? Ma soprattutto: sarà una vera medicina? L’indecifrabilità della storia di questo campionato appena iniziato non permette pronostici: ma il Catania non è tranquillo. E quest’aspetto non ha bisogno di indovini: un’altra chiave di lettura, dopo nove gare giocate (su undici giornate), lo consegna il conto complessivo delle prime frazioni. Il rischio è una componente essenziale di questo sport, in particolare in queste categorie: abusarne è un filo sottile tra due grattacieli. Ti può andare bene, come con il Trapani: ma può andarti male, malissimo, come negli ultimi otto giorni. Perché la squadra di Andrea Sottil non ha mai giocato bene, e non è il “bello” che gli viene richiesto: si vince con le idee, le letture tra primo e secondo tempo (quella di oggi è l’ennesima giusta, anche se il risultato dice il contrario), ma così non si può costruire un palazzo completo nonostante si abbiano basi solide, consolidate in estate e mostrate nelle prime giornate.

Da Potenza in poi è successo qualcosa: i nuovi principi tattici hanno preso il posto della tranquillità, scivolata via dalle giocate dei singoli. C’è un “Catania del primo tempo” e un “Catania del secondo tempo”: ma al di là della bravura di una squadra, quella di Auteri, “salutata” con gli applausi del Massimino, bisogna capire cosa succederà nella settimana importantissima che si aprirà domani. Ci sarà un passo indietro? Si sceglierà la via della sicurezza, con quei principi visti nelle scorse settimane? Sarà stato il calendario? La parola d’ordine è “tranquillità”: ma anche “riflessione” profonda su ciò che non è andato e maggiore “responsabilità” dei singoli, che quando si vince sono determinanti, ma in queste occasioni potrebbero prendere per mano la squadra. E bisogna lavorare: crederci sì, ma ad oggi il campo racconta che questo Catania non è la corazzata del campionato. Può diventarlo, ma non lo è ancora.