Essere Fran Brodic

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Pubblicato: 14:10 - 6 dicembre, 2018


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.
Dal 2014 inizia a collaborare con diverse redazioni sportivo e non, quali SpazioJuve, Sudpress e Siciliajournal, nutrendo una grande passione anche per la politica e per i suoi relativi meccanismi. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

In Croazia, se hai talento, la Dinamo Zagabria bussa alla tua porta e ti strappa alla concorrenza delle poche rivali al titolo: legge non scritta del calcio balcanico e pilastro “ideale” del regolamento post-indipendenza. E diciamo anche che se nasci nella Dinamo, non lo fai certo per caso: chiedete conferme a Luka, nuovo Pallone d’Oro, qualora ce ne fosse bisogno. Fran Brodic dal suo arrivo al Catania ha trasmesso due concetti chiave: tranquillità d’animo e disponibilità. E disposizione al sacrificio: stare in panchina, lavorare, aspettare il momento giusto e colpire.

Sapienza croata: silenzio e attesa. Essere Fran Brodic, come per Modric, Srna e gli altri “figli” della terra affacciata sull’Adriatico (con le dovute eccezioni), vuol dire anche questo: dare voce alla ragione, fuori dal campo, per slegare la potenza del cuore, sul rettangolo verde più bello del mondo. E’ un monito al calcio delle pretese e dei “voglio, devo avere”, l’atteggiamento di Fran, quanto un’educata richiesta di spazio, con coscienza. Perché sa che la prestazione del Mapei Stadium può servire solo se contestualizzata, e lo dice come solo un croato e pochi altri sanno fare, in maniera limpida: “E’ stata la miglior partita della mia carriera, sono felice, abbiamo giocato bene, ma c’è parecchia differenza con la Serie C”. Lo sa anche lui, che prima della gara contro il Sassuolo, in questa stagione, ha raccolto poco più di mezz’ora in due partite: ma lavora, aspetta e realizza.

E’ un “guerriero responsabile”, della luce rossazzurra, che non “si prende sulle spalle il peso del mondo”, ma che “ha imparato ad affrontare le sfide del momento”: senza chiacchiere, ma con i fatti. La sua media realizzativa parla, anzi, prende un megafono: urla. Tre gol in sette presenze totali in meno di un anno, con (circa) duecentominuti complessivi sulle gambe: per intenderci, due partite complete, più abbondante recupero. Sottil lo ha sempre citato durante le conferenze stampa: è il segnale che, anche se non chiamato in causa, il suo allenatore lo ha notato. Averlo in squadra può essere una fortuna: sicuramente è speranza rivolta al futuro, come la traiettoria del suo destro, dolce, che ha battuto Pegolo. E’ l’ennesima scommessa che Lo Monaco e Argurio vogliono vincere: Fran Brodic è questo. Ed è al momento giusto e al posto giusto.