Abbiamo sbagliato tutti?

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Pubblicato: 14:27 - 29 Dicembre, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Abbiamo sbagliato tutti. Chi più, chi meno abbiamo tutti commesso almeno un errore sulle vicende del Catania. Di valutazione, di analisi: di azione e risposta. Memorie che vagano tra passato, presente e futuro ormai, unite dal filo che trascende lo spazio-tempo. Ma siamo qui. Mentre sotto l’albero riposa stremato, il leone dai molti volti e dalle gambe stanche, conscio di ciò che è stato e di quanto prodotto: solo ricordi. Il tempo fa questo: trasforma tutto in ricordi.

Lo guardano con fare metodico, gli analisti, mentre si dimena enfatizzato dalle luminarie. I suoi errori? Noti. Di gestione, produzione, “risanamento” e dialettica. Ah, la dialettica. Più retorica, forse: un tempo ruggito di chi difendeva il suo territorio dai “nemici” (ma quali nemici?), adesso flebile e ripetitiva voce che chiama l’allarme. E nel soggiorno noi. Non i tifosi. Noi. Che delle opinioni possiamo fare un mezzo di misurazione della trasparenza dell’animo, quando vogliamo. Noi, tutti. Che alle urla che promettevano e spesso offendevano abbiamo scelto la via dell’indifferenza e del silenzio, seduti al nostro posto, nel teatro dei proclami dalle poltrone rosse. Noi, tutti. Che sì, come detto, abbiamo commesso almeno un errore sulle vicende del Catania, dall’inizio della decadenza. Chi per ingenuità, chi con coscienza. Mentre il leone dai tanti volti e dalle gambe stanche recita versi di resa, è troppo semplice chiedere la croce. Puntare il dito verso il monte, pretendere la fine. Prima? Ci si è persi per strada. Confusi: con i distinguo del caso. Chi più, chi meno: chi ha provato a rispondere ai ruggiti in tempi di cancelli chiusi e accrediti negati, nonostante tutto, chi invece ha accolto, pur umiliato, i mille sorrisi del leone. E chi ha mascherato il proprio assecondare le onde dietro le urla di fedeltà ai colori.

Anche noi. Tutti, tutti noi abbiamo in comune almeno un errore, dalla decadenza ad oggi. Siamo qui: noi sì, “sciacalli”. Questo abbiamo dimostrato di essere, noi. Non la gente, che paga moralmente colpe non sue per aver amato oltre ogni limite. Non i tifosi. Attendiamo l’ultimo ruggito tirando fuori il coraggio nascosto dagli anni. Noi, gli analisti. Senza avere ragione: senza verità. Senza meriti, sconfitti, ma con una lezione per il futuro. Nel punto più basso. Inimmaginabile punto fissato nel vuoto di sei anni, il sesto ancora in corso, senza alcun senso apparente. Abbiamo perso le coordinate della decadenza e non sappiamo neanche fino a quando siamo stati capaci di tracciarle: il segnale? Sparito dai radar, in caduta libera nel limbo delle nostre coscienze.