Alla fine… è davvero il Paese dei balocchi

Alla fine… è davvero il Paese dei balocchi
Antonio Torrisi

Che vivessimo nel Paese dei balocchi, dove tutto può accadere e dove ogni contraddizione risalta sulla disapprovazione pubblica, lo abbiamo capito, chi più chi meno, dalla nostra venuta al mondo. Ma l’Italia sa essere ben più di quanto raccontano i film di Sordi: nello sport, il nostro Paese sa essere concretamente beffardo.

Accade che, in un pomeriggio non troppo caldo del 7 luglio, ovvero oggi, per puro caso ci si trovi di fronte ad un comunicato ufficiale pubblicato dal sito della Lega Pro che recita quanto segue:

“Il Presidente Federale, vista l’istanza di grazia avanzata dal Sig. DANIELE DELLICARRI […] visto l’art. 33, comma 8, dello Statuto Federale concede la grazia, per il residuo della sanzione dell’inibizione irrogata dagli Organi di Giustizia Sportiva, al Sig. DANIELE DELLICARRI”.

La grazia. La grazia, dopo cinque anni da quell’estate terribile che ha strappato a Catania la dignità sportiva: ma è così che va e che deve andare, in fondo, in Italia. Non c’è altra spiegazione. Così, casualmente, con un Catania che aspetta il 23 luglio per conoscere se vivrà ancora o meno, ci siamo trovati di fronte alla grazia concessa ad uno tra i protagonisti intercettati (“stiamo lavorando su un treno… sul treno di venerdì”, diceva).

Ma è l’ultimo tratto di un disegno più ampio: e diteci, in quale altro Paese può accadere tutto questo, se non nel nostro? Ecco, da questo punto di vista, forse, ci sarebbe anche da ridire, viste le foto che lo scorso settembre ritraevano Pablo Cosentino, “la risorsa”, tenere la maglia di Mauro Icardi mentre lo stesso posava per le telecamere al momento del suo trasferimento al PSG. Da consulente, intermediario, qualsiasi cosa queste definizioni vogliano dire: cinque anni dopo è ancora nel calcio. Come nel calcio, nonostante le recenti interviste dicano il contrario, è Antonino Pulvirenti: proprietario di un club, lo stesso che è stato indicato come unico colpevole de “I treni del gol”, tra l’altro, e con un processo infinito che finora ha registrato solo rinvii. Ma d’altra parte, emblematica è la lentezza di un apparato giuridico che dopo cinque anni non ha ancora fatto chiarezza sulla vicenda: chi è stato? Ha comprato qualcuno? Ma anche questo fa parte del consueto aspetto teatrale.

Mentre il Catania aspetta giorno 23 luglio per conoscere il suo destino: se vivrà o meno con la matricola 11700. I colori e i tifosi la grazia (che equivale a rivedere la squadra in campo con un futuro solido) devono sudarla, quasi elemosinarla. Gli altri no: che meraviglioso Paese, il nostro.

Antonio Torrisi

Redattore Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.