Anima: Marco Biagianti

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Pubblicato: 11:06 - 4 Gennaio, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Siamo tutti figli delle punizioni all’incrocio, dei gol in rovesciata. Delle conclusioni al volo, dei giocolieri del pallone: siamo “figli delle stelle”, dei conigli dal cilindro. Ma il calcio senza un cuore non esiste: sopravvive, semmai, nutrendosi delle giocate dei singoli, ma vivere è un’altra cosa. Si alimenta di qualcosa di più profondo, radicato nelle viscere del gioco: l’anima di una squadra, legata all’appartenenza ad un simbolo. Uno stemma, colori indelebili: la “bandiera”, vessilo d’avvertimento per gli eserciti avversari, segno di riconoscimento per guerrieri, alleati e compagni di squadra. Certezza: come Marco Biagianti, per il Catania.

Perché nel calcio delle apparenze occorre, più che mai, distinguere i “salvatori della patria” occasionali da quelli che “si sbattono” per un ideale: Marco è il coniglio dal cilindro “invisibile”. E’ la punizione all’incrocio che ti sblocca la partita, “progettata”. E’ la conclusione al volo da applausi, “costruita”: è un giocoliere delle emozioni, quanto e molto più di altri. Vale il prezzo del biglietto. Ma perché ricordarlo? Direte voi. Perché puntualizzarlo, adesso che le cose in casa Catania vanno bene? Sulla bilancia degli eroi calcistici, quelli momentanei e quelli eterni, deve esserci spazio anche per lui: domenica dopo domenica, senza eccezioni. Perché il verbo de “il solito Marco Biagianti”, ripetuto come un mantra, non può più passare inosservato nell’analisi di una partita: deve, semmai, diventare premessa ad ogni discorso, senza scadere nell’eccessivo indivisualismo degli “idoli”.

Lasciamoli ai Don Giovanni del calcio, gli “eroi momentanei”: vittime e protagonisti dei dibattiti sull’incisività e l’impegno. Marco è diverso. E’ l’eterna definizione di “calciatore” e “giocatore”: di chi sa coniugare i calci ad un pallone al gioco, mentale e spiriturale. Umano. Supera le garanzie d’immunità consegnate da un calcio piazzato in mezzo a tante prestazioni opache, gli applausi “strappati” dalle dichiarazioni alla stampa. E’ l’anima del Catania, immensa. Lo sarà anche nel nuovo anno, appena iniziato: e vale la pena ricordarlo, una volta in più di quanto fatto fin qui. Tutti.