Capitano del Cuore

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Pubblicato: 13:33 - 26 Novembre, 2017


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Chissà che rumore avrà fatto il suo cuore, sotto il petto rossazzurro: e i tacchetti lungo il tunnel che dagli spogliatoi portano al campo, chissà cos’avranno detto agli altri, cos’avranno raccontato alle scarpe dei più giovani. Perché tutto, al Massimino, parla di Marco: le mura, le panchine, quei gradoni che ieri sera hanno urlato il suo nome. E’ un concetto “popolare”, il calcio: non in senso dispregiativo, quanto piuttosto mito e storia di “idoli” e “seguaci”. Guerrieri e capitani: storie di imprese e d’amore, battaglie come le duecento, favolose, di Biagianti con la maglia del Catania.

E non è un caso che il “200” in numeri romani si scriva “CC”: come “due volte cento” e due volte “C”, “Capitano”. La prima, in Serie A, la seconda, in Serie C: “Capitano in C”, dunque, o se preferite “Capitano del Cuore”. Perché quello di Marco non ha limiti di ritmo e d’intensità: e, infine, “CC” come “Calcio Catania” e “Capitano del Catania”, due concetti indissolubilmente legati dalla stessa medaglia aurea di chi la storia la scrive, dopo averla letta dieci anni fa. Prolunga il tempo verso l’infinito, Marco, con la gara contro l’Akragas: ponte ideale che collega il neutro del Via del Mare di Lecce, in quel 7 aprile del 2007, al Massimino di ieri sera. Quasi fosse un segno del destino: i salentini e gli etnei, ennesima battaglia degli Elefanti, quella del presente, e match del ritorno in campo di Biagianti dopo l’infortunio, tra l’altro con gol, nello scorso settembre. Ma l’abbraccio del popolo al proprio idolo a pochi istanti dal fischio iniziale, tornando a ieri, va ben oltre i limiti del raziocinio calcistico: è la metafisica della palla di cuoio che rende Marco la personificazione del concetto di “dare l’anima”.

Un’anima rossa e azzurra, che guida i compagni nel bosco dei sogni, in un cammino che parte da lontano: perché se Biagianti fa duecento presenze con il Catania, significa che tutti noi partecipiamo a questo viaggio da dieci anni. Perché Marco non è e non è mai stato solo: dietro di sé ha una città che lo ha seguito da sempre, senza mai stancarsi. Mito e storia infinita da tramandare a chi, un giorno, sarà sugli stessi gradoni di ieri sera con la maglia del padre o del nonno, con il 27 sulle spalle e un idolo come fonte d’ispirazione.