Carpe diem: Catania, bacio, carezza o schiaffo?

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Pubblicato: 09:03 - 9 Marzo, 2014


Bacio, carezza o schiaffo? Il Catania impatta nel derby isolano con l’abito da sera, ma al galà del “Massimino” il romanticismo è il grande assente. Niente baci, niente carezze. Il Catania sceglie lo schiaffo, in tutte le sue forme, morale e fisico.

Fisico perché prima Biraghi dà una sberla all’incrocio dei pali mentre il collega-centrale Rolin decide di emularlo schiaffeggiando la traversa; morale perché il pari tramortisce idealmente le guance e frattura gli zigomi dei gladiatori rossazzurri visti nel secondo tempo. C’è voluta la zampata sarda per risvegliare dal torpore la squadra afflitta dalla solita sindrome chiamata paura.

E’ come se lo schiaffo del cagliaritano Vecino avesse pungolato undici leoni fino a quel momento occupati a sonnecchiare nella savana, indecisi se svegliarsi e mordere l’avversario o adottare una tattica più attendista per evitare di esporsi ai contropiedi fulminei. La metamorfosi non è bastata e, come contro il Livorno, anche stavolta la rimonta casalinga del Catania non è stata completata. L’1-1 brucia almeno quanto il dolore provocato dagli schiaffi vigorosi che la squadra ha ricevuto. Fisico o morale, poco cambia: i legni ancora tremano e gridano vendetta, ma la classifica, meno filosofica ma molto concreta, dice che il passetto non basta e il Catania resta ampiamente invischiato nella zona retrocessione. Nella penultima piazza della serie A, purtroppo, spicca ancora l’elefantino in pietra lavica e le “finali” di cui parla mister Maran non sono più dodici ma undici. Senza contare che della sceneggiatura del thriller, e soprattutto del suo finale, fanno parte anche Bologna, Chievo, Livorno e Sassuolo. A proposito, gli emiliani saranno il nostro prossimo avversario in campionato. All’andata il risultato restò inchiodato sullo 0-0, domenica prossima invece si prevede il più classico “mors tua vita mea”, dove chi riesce a fare bottino pieno, affossa la diretta avversaria mentre in caso di pareggio, il brodino potrebbe ustionare l’esofago di entrambe le contendenti.

Da settembre si parla di “crocevia”, di “finali” di “ultima spiaggia”. Niente di tutto questo, non ancora. Questo momento potrebbe arrivare anzi speriamo proprio che arrivi, significherebbe che siamo ancora vivi, in piena lotta, pronti a ricevere schiaffi ma anche a darli. Ci hanno preso a sberle il Cagliari, il Livorno, il Genoa, il Chievo, la sfortuna, i pali, le traverse. Il Catania con le “piccole” si fa ancora più piccolo, forse perché soffre le anguste difese o forse semplicemente perché ha dimenticato “come si fa”. Essere una provinciale implica certi meccanismi imprescindibili: correre dal primo minuto al 95′; lasciare i leziosismi a Tevez e Balotelli e se è il caso bucare il pallone con la punta. Per ammirare rovesciate e colpi di tacco bastano i dvd per il momento. Da settembre, non a caso, si parla anche di “cuore”. La disfunzione cardiaca che affligge il Catania può essere curata con l’ausilio di chi ha un cuore che pompa sangue rosso in un atrio e azzurro nell’altro. I nomi li conosciamo, li abbiamo già fatti. E’ la vecchia guardia, è chi di schiaffi ne ha ricevuti a iosa durante questi anni di militanza. Assumersi le responsabilità è d’obbligo in questo momento, se non lo fa nessuno, rischiamo di affondare senza diritto di replica. Bacio, carezza o schiaffo? Va bene tutto ma evitiamo la penitenza…