Quando Catania conobbe le “maledette” di Lodi

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Pubblicato: 11:26 - 6 Settembre, 2017


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Un ricordo, una chiamata dal passato: una traiettoria che disegna l’arcobaleno del riscatto. Quello del Catania e di Catania, città, che, oggi come allora, vuole lottare per costruire qualcosa di grande. Le immagini scorrono veloci, quasi a non voler destare attenzione, come per scaramanzia, o più semplicemente per non rievocare certe emozioni: note musicali di quel “quasi San Valentino” del 2011 che fece innamorare Ciccio Lodi e una piazza intera, pronta all’ennesimo rilancio. Ancora al Massimino, ancora contro il Lecce.

Sembra scritto nel destino, sulle pietre sacre di una storia che non vuole arrendersi: è la filosofia di vita dei guerrieri romantici, quella della rimonta, della sofferenza e della gioia finale, in una gara che si rivelò cruciale nel discorso salvezza. “Sempre sul filo di lana”, come ha affermato anche l’ad etneo Pietro Lo Monaco: Ciccio lo sa, è un figlio del Sud come i tifosi che occuperanno le gradinate del vecchio Cibali, sabato sera. E forse è anche per questo che tra Lodi e Catania è stato subito amore: “maledetto”, a volte, in tutti i sensi. Di quella domenica parlano le immagini: è la spiegazione perfetta di cos’è questa città, che non muore mai e che rinasce, anche dopo aver subito lo svantaggio in rimonta, pur avendo gioito per la rete iniziale. Il “primo bacio” porta con sé il sapore di sorpresa, è una “maledetta” con il mancino che sembra finire sul palo, ma s’insacca. Il secondo è il sigillo su una relazione che stava vivendo i suoi istanti iniziali: è consapevolezza piena, questa volta più potente, è uno sfogo, mano sul cuore, sullo stemma cucito addosso in corsa sotto la Curva. Si dice che Rosati, allora in porta, sogni ancora quel giorno: il resto lo racconta la storia.

E lui, Ciccio, è tornato per scrivere le pagine mancanti prima del riscatto finale: dal Lecce al Lecce, ancora una volta in un momento difficile. E’ la storia del Catania, di chi ci crede davvero: lui, Lodi, non può e non vuole mancare e non lo fermerà neanche una botta al piede rimediata in quel di Caserta. Vuole esserci per dire la sua: per “maledire” la “maledizione”, prendere per mano questa squadra, insieme a Marco e Giovanni, e riportarla dove merita. E’ una missione, un “tiro mancino” alla malasorte: e, chissà, anche verso la rete.