Cosa c’è che non va?

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Pubblicato: 18:17 - 5 Giugno, 2019


Stefano Auteri

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Abile penna motivata e passionale, muove i primi passi con siti nazionali votati al Calciomercato. Oggi è responsabile di redazione, editorialista nonchè collaboratore anche con testate nazionali come GQ Italia.
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Stefano Auteri

Dopo aver analizzato i numeri della stagione dal punto di vista tecnico, adesso è il momento di soffermarci sulla gestione che, anche quest’anno, non sembra aver trovato la giusta quadratura del cerchio. “Impiegheremo quattro o cinque anni, ma l’obiettivo è la Serie A”, parole e musica targate Pietro Lo Monaco, parole che davvero il 9 giugno del 2016 suonavano dolci ai tanti tifosi che gioivano per il ritorno del dirigente che aveva reso grande il Catania. Beh quattro anni non sono bastati, difficilmente ne basteranno cinque, ma ciò che può far sorgere delle domande riguardo la gestione non è tanto la tempistica non rispettata (il calcio e la Serie C sono così complicati che ci può stare), quanto le problematiche stagionali che si ripetono.

Partiamo da qualche numero della gestione Lo Monaco dal punto di vista tecnico, della squadra, e non dei conti. In tre anni sono passati da Catania ben 72 giocatori, un numero esorbitante, con 6  giocatori presenti in tutti e tre gli anni ed effettivamente a disposizione di Sottil, a cui si aggiungono altri 5 presenti solamente nell’ultimo biennio. Tanti i cambi in panchina, aspetto inusuale soprattutto a campionato in corso per Lo Monaco, visti i 6 volti diversi in tre stagioni. Infine i risultati con l’undicesimo posto nella prima stagione e l’eliminazione al primo turno play off contro la Juve Stabia, il secondo posto dello scorso anno ed i rigori con il Siena, ed il triste epilogo di domenica che non ha permesso di far dimenticare la quarta piazza in campionato.

Insomma, eliminando il primo anno, caratterizzato dai retaggi del passato, in effetti il Catania è andato ad un passo dalla promozione, ma non ha mai giocato una finale play off, nè durante il campionato è sembrato realmente pronto per conquistare il pass diretto. Di certo gli alibi non mancano. In primis il risanamento dei conti che, come spesso ricordato, è stata, ed è, la partita più importante; poi la pazza estate con l’altalena Serie C – Serie B che non ha permesso di programmare nel migliore dei modi, ma una dirigenza che ha così ben fatto in passato poteva avere le carte in regola per superare anche queste difficoltà. E invece no.

Rosa allestita in maniera non del tutto completa in estate, e mercato invernale che, a conti fatti, non ha prodotto risultati utili. Le caratteristiche dei giocatori acquistati a gennaio facevano comodo a Sottil, peccato che  non abbiano mai risposto presente. Altro campanello che risuona da tempo è la gestione mentale. Il Lo Monaco maestro nel gestire i vari Vargas, Maxi e compagnia varia, adesso non sembra riuscire a far sprigionare le potenzialità dei giocatori in rosa, finendo per dover fare i conti con concetti come ‘la pressione del Massimino’, reazioni eclatanti contro la panchina, e spogliatoi decisamente complicati. Errori nelle valutazioni dei singoli? Difficoltà nel gestirli durante l’anno? Chissà, ma di certo gli interrogativi sono leciti, soprattutto se si pensa che in passato gli stessi elementi, fra panchina e campo, hanno ottenuto risultati importanti in questa categoria.

L’ultimo aspetto riguarda infine la comunicazione. Probabilmente fare il Direttore a Catania senza fare ogni tanto proclami è impossibile, ma i toni utilizzati quest’anno in conferenza hanno causato più problemi che altro. C’è anche da dire che chi, quattro anni fa, auspicava un ritorno di Lo Monaco era consapevole del suo classico modus comunicativo, quindi nessuna sorpresa, ma l’unica differenza è che se i toni forti sono sostenuti dai risultati è un conto, ma se non succede… apriti cielo. Ripetiamo: conquistare una promozione non è semplice, ma è necessario capire qual è la soluzione ai limiti degli ultimi due anni che, quasi certamente, non possono essere solo sintetizzati in una traversa e in un arbitro folle.